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Cecchini e “rivoluzioni colorate”

Rassegna storica e analisi

– Gearóid Ó Colmáin – Global Research

– Cecchini sconosciuti hanno giocato un ruolo fondamentale in tutte le cosiddette «Rivoluzioni della primavera araba», eppure, nonostante i rapporti sulla loro presenza nei media mainstream, sorprendentemente è stata rivolta poca attenzione sul loro scopo e ruolo. Il giornalista investigativo russo Nikolaj Starikov ha scritto un libro che tratta il ruolo dei cecchini sconosciuti nella destabilizzazione dei paesi colpiti da un cambio di regime da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il seguente articolo cerca di chiarire alcuni esempi storici di questa tecnica, al fine di fornire uno sfondo all’interno del quale  comprendere l’attuale guerra occulta contro il popolo della Siria da parte degli squadroni della morte al servizio delle intelligence occidentali. [1]

Romania 1989
Nel documentario di Susanne Brandstätter ‘Scacco matto: Strategia della Rivoluzione’, trasmessa sulla rete televisiva Arte qualche anno fa, ufficiali delle intelligence occidentali hanno rivelato come squadroni della morte sono stati utilizzati per destabilizzare la Romania e rivoltare il popolo contro il capo dello Stato Nicolai Ceausescu. Il film di Brandstätter è una tappa obbligata per chiunque sia interessato su come le agenzie di intelligence occidentali, gruppi per i diritti umani e la stampa aziendale colludono con la distruzione sistematica dei paesi la cui leadership è in conflitto con gli interessi del grande capitale e dell’impero.
L’ex agente segreto dei servizi segreti francesi, la DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure) Dominique Fonvielle, ha parlato apertamente del ruolo degli agenti segreti occidentali nel destabilizzare la popolazione rumena. “Come si fa ad organizzare una rivoluzione? Credo che il primo passo sia quello di individuare le forze di opposizione in un determinato paese. E’ sufficiente avere un servizio di intelligence altamente sviluppato, al fine di determinare quali persone siano abbastanza credibili per avere l’influenza per destabilizzare il popolo a svantaggio del regime al potere.”[2]
Questa aperta e rara ammissione della sponsorizzazione del terrorismo occidentale è giustificata sulla base del “bene maggiore” che ha portato alla Romania il capitalismo del libero mercato. Era necessario, secondo gli strateghi della “rivoluzione” in Romania, che alcune persone  morissero. Oggi, la Romania resta uno dei paesi più poveri in Europa. Su una relazione di Euractiv si legge: “La maggior parte romeni associa gli ultimi due decenni al continuo processo di impoverimento e deterioramento delle condizioni di vita, secondo il Life Quality Research Institute della Romania, citato dal quotidiano Financiarul“. [3]
I funzionari dell’intelligence occidentale, intervistati nel documentario hanno anche rivelato come la stampa occidentale ha avuto un ruolo centrale nella disinformazione. Per esempio, le vittime dei cecchini filo-occidentali sono state fotografate presentandole al mondo come prova di un dittatore folle che “uccide il suo stesso popolo“.
Ancora oggi, c’è un museo nelle strade secondarie di Timisoara Romania, che promuove il mito della “rivoluzione rumena”. Il documentario di Arte è stata una delle rare occasioni in cui la grande stampa ha rivelato alcuni dei segreti oscuri della democrazia liberale occidentale. Il documentario ha causato uno scandalo quando fu mandato in onda in Francia, con il prestigioso Le Monde Diplomatique che discuteva del dilemma morale del terrorismo supportato dall’occidente nel suo desiderio di diffondere la ‘democrazia’.
Dalla distruzione della Libia e dalla guerra occulta in corso in Siria, Le Monde Diplomatique si è posto nettamente dalla parte della correttezza politica, condannando Bashar al-Assad per i crimini della DGSE e della CIA. Nella sua edizione attuale, l’articolo di prima pagina si legge ‘Ou est la gauche?’ Dov’è la sinistra? Certamente non nelle pagine di Le Monde Diplomatique!

Russia 1993
Nel corso della contro-rivoluzione di Boris Eltsin in Russia, nel 1993, quando il parlamento russo è stato bombardato causando la morte di migliaia di persone, i contro-rivoluzionari di Eltsin fecero ampio uso dei cecchini. Secondo molti rapporti di testimoni oculari, furono visti cecchini sparare sui civili dall’edificio di fronte l’ambasciata statunitense a Mosca. I cecchini furono attribuiti al governo sovietico dai media internazionali. [4]

Venezuela 2002
Nel 2002, la CIA ha tentato di rovesciare Hugo Chavez, presidente del Venezuela, con un colpo di stato militare. L’11 aprile 2002, una marcia dell’opposizione verso il palazzo presidenziale fu organizzata dall’opposizione venezuelana sostenuta dagli Stati Uniti. I cecchini nascosti negli edifici vicino al palazzo aprirono il fuoco contro i manifestanti, uccidendone 18. I media venezuelani ed internazionali affermarono che Chavez “uccideva il suo stesso popolo“, giustificando così il colpo di stato militare, presentato come un intervento umanitario. Successivamente. è stato dimostrato che il golpe era stato organizzato dalla CIA, ma l’identità dei cecchini non è mai stata stabilita.

Thailandia aprile 2010
Il 12 aprile 2010, il Christian Science Monitor ha pubblicato un rapporto dettagliato dei disordini in Thailandia tra gli attivisti delle “camicie rosse” e il governo thailandese. Il titolo dell’articolo diceva: ‘Le proteste delle camice rosse della Thailandia oscurate da cecchini sconosciuti, sfilata di bare’.
Come le loro controparti in Tunisia, le camicie rosse della Thailandia chiedevano le dimissioni del primo ministro tailandese. Mentre una pesante risposta da parte delle forze di sicurezza thailandesi ai manifestanti fu indicata nella relazione, la versione degli eventi del governo venne anche riportata: “Mr. Abhisit ha  si è solennemente rivolto alla televisione per raccontare la sua storia. Ha accusato la teppaglia armata, o “terroristi”, per le intense violenze (almeno 21 persone morte e 800 ferite) e sottolineato la necessità di un’inchiesta approfondita sull’assassinio di soldati e manifestanti. La televisione di stato ha trasmesso immagini ripetute di soldati sotto il tiro di proiettili ed esplosivi“.
Il rapporto del CSM ha continuato a citare ufficiali tailandesi e diplomatici occidentali anonimi: “Osservatori militari dicono che le truppe thailandesi sono incappato in una trappola tesa da agenti provocatori con esperienza militare. Colpendo i soldati dopo il tramonto e scatenando battaglie caotiche con i manifestanti inermi, uomini armati sconosciuti hanno assicurato pesanti perdite da entrambe le parti. Alcuni sono stati catturati delle telecamere e visti dai giornalisti, compreso questo. Cecchini sparavano ai comandanti militari, indicando un grado di pianificazione anticipata e la conoscenza dei movimenti dell’esercito, dicono diplomatici occidentali informati dai funzionari thailandesi. Mentre i leader delle manifestazioni hanno negato l’uso delle armi da fuoco e dicono che la loro lotta è non violenta, non è chiaro se i radicali nel movimento sapessero della trappola. “Non si può pretendere di essere un movimento politico pacifico e avere un arsenale di armi dietro, se necessario. Non si può avere entrambe le cose”, dice un diplomatico occidentale in costante contatto con i leader della protesta.” [5]
L’articolo del CSM indaga anche la possibilità che i cecchini potessero essere schegge impazzite dei militari tailandesi, usato come agenti provocatori per giustificare un giro di vite contro l’opposizione democratica. La classe dirigente della Thailandia è attualmente sotto pressione da parte del  gruppo delle Camicie rosse. [6]

Kirghizistan giugno 2010
Le violenze etniche scoppiate nella repubblica dell’Asia centrale del Kirghizistan nel giugno 2010. E’ stato ampiamente riportato che cecchini sconosciuti hanno aperto il fuoco sui membri della minoranza uzbeka in Kirghizistan. Eurasia.net riporta: “In molti mahallas usbechi, gli abitanti offrono una testimonianza convincente di uomini armati che sparavano sui loro quartieri da posizioni avanzate. Gli uomini asserragliati nel quartiere Arygali Niyazov, per esempio, testimoniarono di aver visto uomini armati ai piani superiori del vicino ostello dell’istituto medico, con vista sulle stradine del quartiere. Hanno detto che durante il culmine della violenza, questi uomini armati coprivano attaccanti e saccheggiatori, aggredendo la loro zona con il tiro dei cecchini. Uomini in altri quartieri uzbechi raccontano storie simili.”
Tra voci e notizie non confermate che circolano nel Kirghizistan, dopo le violenze del 2010, vi è chi sostiene che le forniture di acqua alle aree uzbeke erano state avvelenate. Tali voci erano state anche diffuse contro il regime di Ceaucescu in Romania, durante il colpo di stato appoggiato dalla CIA, nel 1989 Eurasia.net continua a sostenere che: “Molte persone sono convinte di aver visto mercenari stranieri agire come cecchini. Questi presunti combattenti stranieri si distinguono per il loro aspetto – abitanti dicono di aver visto cecchini bianchi e alti, biondi, e cecchini donne degli stati baltici. L’idea di cecchini inglesi che devastano le strade sparando sugli uzbeki a Osh, è anch’essa popolare. Non ci sono state conferme indipendenti di tali avvistamenti da parte dei giornalisti stranieri o rappresentanti di organismi internazionali“. [7]
Nessuno di questi rapporti è stato studiato in modo indipendente o confermato. E’ quindi impossibile trarre conclusioni difficili da queste storie. Le violenze etniche contro i cittadini uzbeki in Kirghizistan si sono verificate di pari passo con la rivolta popolare contro il regime appoggiato dagli USA, che molti analisti hanno attribuito alle macchinazioni di Mosca. Il regime Bakiyev è salito al potere con un colpo di stato popolate della CIA, noto al mondo come Rivoluzione dei Tulipani nel 2005.
Situato a ovest della Cina e al confine con l’Afghanistan, il Kirghizistan ospita una delle più grandi e importanti basi militari statunitensi in Asia centrale, la base aerea di Manas, che è vitale per l’occupazione NATO del vicino Afghanistan. Nonostante le preoccupazioni iniziali, le relazioni USA/Kirghizistan sono rimaste buone sotto il regime del presidente Roza Otunbayeva. Questo non è sorprendente in quanto Otunbayeva aveva già partecipato nella rivoluzione dei tulipani creata dagli USA nel 2004, prendendo il potere come ministro degli esteri. Fino ad oggi nessuna indagine è stata condotta sulle origini delle violenze etniche che si diffusero in tutto il sud del Kirghizistan nel 2010, né i saccheggiatori e i cecchini sconosciuto sono stati identificati e arrestati.
Data l’importanza geostrategica e geopolitica del Kirghizistan sia per gli Stati Uniti che per la Russia, e il precedente record dell’uso degli squadroni della morte per dividere e indebolire i paesi e per mantenere il dominio degli Stati Uniti, il coinvolgimento degli Stati Uniti nella diffusione del terrorismo in Kirghizistan non si può escludere. Un modo efficace per mantenere la presa sui paesi dell’Asia centrale, sarebbe esacerbare le tensioni etniche. Il 6 agosto 2008, il quotidiano russo Kommersant riferiva che un nascondiglio di armi degli Stati Uniti era stato trovato in una casa nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, che era stata affittata da due cittadini statunitensi.  L’ambasciata degli Stati Uniti sosteneva che le armi erano usati per le esercitazioni “anti-terrorismo”. Tuttavia, questo non è stato confermato dalle autorità del Kirghizistan. [8]
Il sostegno militare occulto degli Stati Uniti ai gruppi terroristici nella ex Repubblica federale di Jugoslavia si è rivelata una strategia efficace nel creare le condizioni per i bombardamenti “umanitari” del 1999. Un mezzo efficace per mantenere il governo di Bishkek fermamente a fianco degli statunitensi sarebbe insistere sulla presenza statunitense ed europea nel paese per aiutare a “proteggere” la minoranza uzbeca.
L’intervento militare simile a quello nella ex Jugoslavia da parte dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è stato difeso dal New York Times, il cui fuorviante articolo sui disordini del 24 giugno 2010 ha il titolo “Il Kirghizistan chiede all’Organismo europeo di sicurezza delle squadre di polizia“. L’articolo è fuorviante, in quanto il titolo contraddice il rapporto reale, che cita un funzionario del Kirghizistan che afferma: “Un portavoce del governo ha detto che funzionari hanno discusso la presenza esterna della polizia con l’OSCE, ma ha detto di non poter confermare che la richiesta di uno schieramento sia stato fatto.”
Non ci sono prove in questo articolo di una qualsiasi richiesta da parte del governo del Kirghizistan, per un intervento militare. Infatti, l’articolo presenta molte prove del contrario. Tuttavia, prima che il lettore abbia la possibilità di leggere la spiegazione del governo del Kirghizistan, l’articolista del New York Times presenta la narrazione ormai fin troppo orribilmente familiare, dei popoli oppressi che mendicano all’Occidente di venire a bombardare o occupare il loro paese: “L’etnia uzbeka nel sud ha chiesto a gran voce un intervento internazionale.  Molti hanno detto che sono stati attaccati nei loro quartieri, non solo dalla folla, ma anche dai militari e dalla polizia del Kirghizistan.”[9]
Solo verso la fine di questo articolo troviamo che le autorità del Kirghizistan accusano il dittatore appoggiato dagli Usa di fomentare la violenza etnica nel paese, attraverso l’utilizzo di jihadisti islamici in Uzbekistan. Questa politica di utilizzare le tensioni etniche per creare un ambiente di paura per puntellare una dittatura estremamente impopolare, la politica di usare il jihadismo islamico come strumento politico per creare quello che l’ex Consigliere alla Sicurezza Nazionale, Zbigniew Bzrezinski, ha definito “un arco di crisi”, lega bene con la storia del coinvolgimento degli Stati Uniti in Asia centrale, dalla creazione di al-Qaida in Afghanistan nel 1978, fino ai giorni nostri.
Ancora una volta, la questione persiste, chi erano i “cecchini sconosciuti” che terrorizzavano la popolazione usbeca, da dove provenivano le loro armi e quale beneficio potrebbero trarre da un conflitto etnico nei punti caldi geopolitici dell’Asia centrale?

Tunisia gennaio 2011
Il 16 gennaio 2011, la CNN aveva riferito che ‘bande armate’ stavano combattendo le forze di sicurezza tunisine. [10] Molti degli omicidi commessi durante la rivolta tunisina, furono attribuiti a “ignoti cecchini”. Ci sono stati anche i video pubblicati su Internet che mostrano cittadini svedesi detenuti dalle forze di sicurezza tunisine. Uomini che erano chiaramente armati di fucili da cecchino. Russia Today aveva trasmesso delle immagini drammatiche. [11]
A dispetto degli articoli dei professori Michel Chossudovsky, William Engdahl e altri, che dimostrano come le rivolte in Nord Africa seguissero il modello dei golpe di massa appoggiati dagli Stati Uniti, piuttosto che delle rivoluzioni autenticamente popolari, partiti e organizzazioni di sinistra hanno continuato a credere alla versione dei fatti presentati da al-Jazeera e dalla stampa mainstream. se la sinistra avesse preso il vecchio libro di Lenin, avrebbe trasposto i suoi commenti sulla rivoluzione di febbraio/marzo in Russia così: “L’intero corso degli eventi nella Rivoluzione do gennaio/febbraio mostra chiaramente che le ambasciate britanniche, francesi e statunitensi, con i loro agenti e “connessioni”, … hanno direttamente organizzato un complotto in combinazione con una sezione dei generali e ufficiali dell’esercito tunisino, con l’obiettivo esplicito della deposizione di Ben Ali.”
Ciò che la sinistra non ha capito, è che a volte è necessario all’imperialismo per rovesciare alcuni dei suoi clienti. Un degno successore di Ben Ali potrebbe sempre essere trovato tra i feudalisti dei Fratelli Musulmani, che ora hanno la prospettiva di prendere il potere. Nei loro slogan rivoluzionari e nell’arrogante insistenza che gli eventi in Tunisia e in Egitto siano “rivolte spontanee e popolari“, hanno commesso quello che Lenin aveva identificato come i peccati più pericoloso in una rivoluzione, cioè la sostituzione dell’astratto con il concreto. In altre parole, i gruppi di sinistra sono stati semplicemente ingannati dalla raffinatezza dagli eventi della “primavera araba” sostenuta dall’occidente.
Ecco perché la violenza dei manifestanti, e in particolare l’uso diffuso di cecchini, eventualmente collegate ai servizi segreti occidentali, è stato il grande fatto trascurato della rivolta tunisina. Le stesse tecniche sarebbe state usate in Libia poche settimane dopo, costringendo la sinistra a riprendere e modificare il suo entusiasmo iniziale per la “primavera araba” della CIA.
Quando si parla di “sinistra” qui, ci si riferisce a veri e propri partiti di sinistra, vale a dire, i partiti che hanno sostenuto la Grande Jamahirya Araba Socialista Popolare Libica nella sua lunga e coraggiosa lotta contro l’imperialismo occidentale, non gli infantili gonzi piccolo-borghesi che hanno sostenuto i terroristi della NATO di Bengasi. La palese idiozia di una tale posizione dovrebbe essere chiara a chiunque che capisca la politica globale e la lotta di classe.

Egitto 2011
Il 20 ottobre 2011, il quotidiano Telegraph ha pubblicato un articolo intitolato: “Nostro fratello è morto per un Egitto migliore“. Secondo il Telegraph, Mina Daniel, un attivista anti-governativo del Cairo, era stato ucciso da un cecchino ignoto, ferendolo mortalmente al petto”. Inspiegabilmente, l’articolo non è più disponibile sul sito web del Telegraph, per una lettura on-line. Ma una ricerca su Google di ‘Egitto, cecchino ignoto, Telegraph’ mostra chiaramente la spiegazione sopra citata per la morte di Mina di Daniel. Allora, chi potevano essere questi “ignoti cecchini”?
Il 6 febbraio al-Jazeera riferiva che il giornalista egiziano Ahmad Mahmoud era stato colpito dai cecchini mentre tentava di seguire gli scontri tra le forze di sicurezza egiziane e i manifestanti. Riferendosi alle dichiarazioni fatte dalla moglie di Mahmoud, Enas Abdel-Alim, l’articolo di al-Jazeera insinua che Mahmoud potrebbero essere stato ucciso dalle forze di sicurezza egiziane: “Abdel-Alim aveva detto che diversi alcuni testimoni oculari le avevano detto che un capitano di polizia in uniforme delle famigerate forze di sicurezza centrale egiziane aveva urlato al marito di smettere di filmare. Prima che Mahmoud avesse anche avuto la possibilità di reagire, ha detto, un cecchino gli ha sparato”. [12]
Mentre l’articolo di al-Jazeera avanza la teoria che i cecchini erano agenti del regime di Mubarak, il loro ruolo nella rivolta rimane ancora un mistero. Al-Jazeera, la stazione televisiva del Qatar di proprietà dell’emiro Hamid bin Khalifa al-Thani, ha svolto un ruolo fondamentale nel suscitare le proteste in Tunisia ed Egitto, prima di lanciare una campagna di propaganda di guerra e di menzogne assolute pro-NATO durante la distruzione della Libia.
Il canale del Qatar è un partecipante centrale nell’attuale guerra segreta condotta dalle agenzie della NATO e dai loro clienti contro la Repubblica di Siria. La disinformazione incessante di al-Jazeera contro la Libia e la Siria, ha portato alla dimissioni di alcuni giornalisti di spicco come il capo stazione di Beirut, Ghassan Bin Jeddo [13] e del senior executive di al-Jazeera Wadah Khanfar, che fu costretto a dimettersi dopo che un cablo di Wikileaks l’aveva rivelato che cooperava con la Central Intelligence Agency. [14]
Molte persone sono state uccise durante la rivoluzione colorata in Egitto appoggiata dagli USA. Anche se gli omicidi sono stati attribuiti all’ex semi-cliente Hosni Mubarak, il coinvolgimento dei servizi segreti occidentali non si può escludere. Tuttavia, occorre sottolineare che il ruolo dei cecchini sconosciuti in manifestazioni di massa, resta complesso e sfaccettato, e quindi non si deve saltare alle conclusioni. Ad esempio, dopo il massacro della domenica di sangue (Domhnach na Fola) a Derry, Irlanda 1972, dove furono uccisi manifestanti pacifici da parte dell’esercito britannico, i funzionari britannici hanno affermato che erano finiti sotto il fuoco dei cecchini. Ma dopo 30 anni  d’indagine sulla Domenica di Sangue ha successivamente dimostrato che questo è falso. Ma la domanda persiste ancora una volta, chi erano i cecchini in Egitto e a quali finalità servono?

Libia 2011
Durante la destabilizzazione della Libia, un video è stato trasmesso da al-Jazeera con la pretesa di mostrare pacifici manifestanti “pro-democrazia” presi di mira dalle “forze di Gheddafi“. Il video era stato modificato per convincere lo spettatore che i manifestanti anti-Gheddafi erano stati uccisi dalle forze di sicurezza. Tuttavia, la versione non modificata del video è disponibile su youtube. Mostra chiaramente i manifestanti pro-Gheddafi con le bandiere verdi presi sotto tiro da cecchini sconosciuti. L’attribuzione reati della NATO alle forze di sicurezza della Jamahirya libica, era una caratteristica costante della brutale guerra mediatica scatenata contro il popolo libico. [15]

Siria 2011
Il popolo della Siria è assediato da squadroni della morte e da cecchini dallo scoppio delle violenze di marzo. Centinaia di soldati e personale di sicurezza siriani sono stati assassinati, torturati e mutilati da militanti salafiti e dai Fratelli musulmani. Eppure i media aziendali internazionali continuano a diffondere la patetica menzogna che i morti sono il risultato della dittatura di Bashar al-Assad.
Quando ho visitato la Siria ad aprile di quest’anno, ho personalmente incontrato i commercianti ed i cittadini di Hama che mi hanno detto di aver visto terroristi armati appestare le strade di quella città un tempo tranquilla, terrorizzando il quartiere. Ricordo che discutendo con un venditore di frutta nella città di Hama, che parlava dell’orrore che aveva visto quel giorno e mi descriveva le scene di violenza, la mia attenzione fu attratta da un titolo del Washington Post mostrato alla televisione siriana: “La CIA sostiene l’opposizione siriana“. La Central Intelligence Agency offre addestramento e finanziamento ai gruppi che operano agli ordini degli interessi imperialistici statunitensi. La storia della CIA dimostra che supportare le forze dell’opposizione significa fornirgli armi e finanziarli, azioni illegali secondo il diritto internazionale.
Pochi giorni dopo, in un ostello della antica, colta città di Aleppo, ho parlato con un uomo d’affari siriano e la sua famiglia. Gli uomini d’affari dirigono molti alberghi in città e sono pro-Assad. Mi disse che aveva l’abitudine di guardare al-Jazeera, ma ora aveva dubbi sulla sua onestà. Mentre conversavamo, al-Jazeera sullo sfondo mostrava scene di soldati siriani battere e torturare manifestanti. “Ora, se questo è vero, è semplicemente inaccettabile“, aveva detto. A volte è impossibile verificare se le immagini mostrate in televisione siano vere o no. Molti dei crimini attribuiti all’esercito siriano sono state commessi da bande armate, come ad esempio aver gettato dei corpi mutilati nel fiume a Hama, presentato al mondo come ulteriore prova dei crimini del regime di Assad.
C’è una minoranza di oppositori innocenti al regime di Assad che crede a tutto quello che vedono e sentono su al-Jazeera e le altre stazioni satellitari filo-occidentali. Queste persone semplicemente non capiscono la complessità della politica internazionale. Ma i fatti sul terreno dimostrano che la maggior parte del popolo in Siria sostiene il governo. I siriani hanno accesso a tutti i siti Internet e ai canali televisivi internazionali. Possono guardare la BBC, CNN, al-Jazeera, leggere il New York Times on-line o Le Monde, prima di sintonizzarsi sui propri media statali. A questo proposito, molti siriani sono più informati sulla politica internazionale rispetto alla media europea o statunitense. La Maggior parte degli europei e degli statunitensi crede nei loro media. Pochi sono in grado di leggere la stampa siriana in arabo o guardare la televisione siriana. Le potenze occidentali sono i padroni del discorso, possedendo i media. La primavera araba è stato l’esempio più orribile dell’abuso sfrenato di questo potere.
La disinformazione è efficace nel seminare il seme del dubbio tra coloro che sono sedotti dalla propaganda occidentale. I media di stato siriani hanno smentito centinaia di menzogne di al-Jazeera fin dall’inizio di questo conflitto. Eppure i media occidentali si rifiutano di riferire anche la posizione del governo siriano, affinché la copertura dell’altro lato di questa storia non favorisca un minimo pensiero critico nell’opinione pubblica.

Conclusione
L’impiego di mercenari, squadroni della morte e cecchini dalle agenzie di intelligence occidentali è ben documentato. Nessun governo razionale che tentasse di rimanere al potere, ricorrerebbe a cecchini sconosciuto per intimidire i suoi avversari. Sparare contro manifestanti innocenti sarebbe controproducente, di fronte alle pressioni assolute da parte dei governi occidentali, decisi ad installare un regime vassallo a Damasco. Sparare a manifestanti disarmati è accettabile solo in dittature che godono del sostegno incondizionato dei governi occidentali come Bahrain, Honduras o Colombia.
Un governo che è così massicciamente supportato dalla popolazione della Siria, non saboterebbe la propria sopravvivenza, usando i cecchini contro le proteste di una piccola minoranza. L’opposizione al regime siriano è, infatti, minuscola. Gas lacrimogeni, arresti di massa e altri metodi non letali sarebbero perfettamente sufficiente a un governo che desidera controllare dei dimostranti disarmati.
I cecchini sono utilizzati per creare il terrore, la paura e la propaganda anti-regime. Sono parte integrante di un cambiamento di regime sponsorizzato dall’occidente. Se si dovesse fare una critica seria al governo siriano nei mesi scorsi, è che non è riuscito ad attuare efficaci misure antiterrorismo nel paese. Il popolo siriano vuole le truppe per le strade e sui tetti degli edifici pubblici. Nelle settimane e nei mesi a venire, le forze armate siriane probabilmente conteranno sempre più sugli specialisti militari russi per rafforzare le difese del paese, mentre la crociata occidentale iniziata in Libia, si diffonde da marzo sul Levante.
Non vi è alcuna prova conclusiva che i cecchini che uccidono uomini, donne e bambini in Siria siano degli agenti dell’imperialismo occidentale. Ma c’è la prova schiacciante che l’imperialismo occidentale sta cercando di distruggere lo Stato siriano. Come in Libia, non hanno mai una volta menzionato la possibilità di negoziati tra la cosiddetta opposizione e il governo siriano. L’Occidente vuole il cambiamento di regime ed è determinato a ripetere il massacro in Libia per raggiungere questo obiettivo geopolitico.
Sembra ormai probabile che la culla della civiltà e della scienza sarà invasa da barbari semi-analfabeti, mentre il declino dell’Occidente si gioca nei deserti d’Oriente.

Note
[1] N.Starikov
[2] Youtube
[3] Euractiv
[4] Truth in media
[6] Activist Post
[7] Eurasianet
[8] Kommersant
[9] NY Times
[11] Youtube
[12] al-Jazeera
[13] Ynet
[14] Intelligence News
[15] Youtube

Fonte originale: Gearóid Ó Colmáin Global Research, 28 novembre 2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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