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Algeria, o perfino Egitto, in mancanza della Siria?

Intervista a Jacques Borde – 17 novembre 2011 –

Domanda – Insomma, prima di questa intervista, mi avete detto di essere preoccupato per l’Algeria …
Jacques Borde – Sì, certo. Ciò che cosa mi allarma è l’interesse malsano – sul piano della geopolitica, intendo dire – che improvvisamente punta all’Algeria …

D – Che cosa volete dire con questo?
Jacques Borde – Bisogna leggere sempre le notizie che i nostri stimati colleghi pubblicano sull’altro lato del Mediterraneo. Comprese, quelle che possono, a prima vista, sembrarci le più insignificanti. Diverse ragioni per questo. Primo, come dicono i tedeschi, perché spesso “il diavolo è nei dettagli“. In secondo luogo, con tutti i difetti da trovare nei nostri amici algerini (chi non ne ha), l’osservatore più schizzinoso riconosce la serietà e alla professionalità dei loro giornalisti e della loro stampa. Tutto questo per dire – che senza leggere la stampa scandalistica (scusate la tautologia) francese, di mattina o di sera – mi è sempre piaciuto leggere i nostri compagni algerini. C’è sempre da imparare qualcosa.
Lì, leggendo Liberté, ho imparato che “la libertà di culto in Algeria” è la massima preoccupazione per gli inglesi! E, non meno, la situazione della comunità cristiana era ancora sul menu delle interrogazioni orali alla Camera dei Comuni, l’8 novembre 2011.
Gregory Campbell, deputato, non ridete, del Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord, ha chiesto al ministro degli esteri, Alistair Burt, del destino della comunità protestante in Algeria! E perché quest’emozione di Mr. Campbell? Poiché, il 26 ottobre 2011, Burt ha ricevuto una delegazione della Chiesa protestante d’Algeria, è venuta a lamentarsi delle restrizioni cui sarebbe costretta la pratica della sua religione. Grosso problema!

D – E, in termini assoluti, vi allarmate perciò?
Jacques Borde – Mi scusi! Ma un unionista che si preoccupa per la libertà religiosa, mi ricorda un ex-tenore del NSDAP di Hitler offeso, nel 1948, dalle scritte antisemite! Unionisti? Stiamo parlando degli stessi orangisti che per secoli opprimono, occupano, saccheggiano e ricattano l’Irlanda del Nord? Stiamo parlando di Irlanda, dove le milizie massoni unioniste hanno assassinato, torturato e mutilato –  negli anni ’60, i figli di cattolici macellati, vivi, con un’ascia, su tavoli da cucina – migliaia di irlandesi, solo perché erano cattolici? E non parliamo delle uccisioni di massa e della pulizia etnica condotte dalla Corona britannica per NOVE secoli (1) in Irlanda! E improvvisamente – come un bisogno improvviso di alleviare la vescica, il signor Campbell – si preoccupa dei protestanti algerini, al punto di fare un’interrogazione orale alla Camera dei Comuni? Curioso, no?

D – Secondo  voi, ciò cosa nasconde?
Jacques Borde – Oh! Chiaramente, delle persone sono malintenzionate a Londra – così, anche a Washington – l’intenzione di far pagare ad Algeri la sua posizione misurata, e in accordo con quelle dell’Unione Africana, sulla guerra di Libia. E, si sa, ovviamente, il detto popolare: “Chi vuole annegare il suo cane, l’accusa di rabbia!“.
La “rabbia” (sic) in questa faccenda oscura, sarebbe il destino di alcuni eretici algerini! Curioso comunque? L’eccitazione, improvvisa, di questo edile unionista mi sarebbe parso più sincero se, come cittadino di Calais, si fosse recato a Derry per chiedere perdono per i secoli (2) di macelleria imposti all’Irlanda e agli irlandesi veri. Lì, mi dispiace, il suo approccio ha il dubbio profumo dell’ordine di servizio. Un ruolo spesso svolto dai politici unionisti nella Camera dei Comuni. È necessario che queste persone servano a qualcosa di tanto in tanto, giusto?

D – Lei parla di VERI irlandesi, cosa vuol dire?
Jacques Borde – non conosco la biografia di Mr. Campbell. Non importa, del resto. Tuttavia, è importante per noi, però, sapere che i cosiddetti, generalmente, unionisti o, comunitariamente, i protestanti in Irlanda del Nord, non sono più irlandesi di quanto io sia montenegrino! Nella maggior parte dei casi, questi coloni battisti, diremmo oggi, spesso scozzesi, furono trapiantati nel corso dei secoli dal potere britannico. Spesso volentieri, ma anche con la forza, nell’Irlanda occupata dove la terra, confiscato dal ferro e dal sangue agli irlandesi di nascita, gli venne consegnata (3).
Sono, comunque, sorpreso – se non disgustato – dagli insegnamenti morali che ci prodigano con la sua arroganza e presunzione, la Londra del buon governo, mentre la monarchia anacronistica continua a sfruttare l’odio settario, dopo quasi un millennio di orrore e di abiezione, su una terra che non è sua: l’Irlanda del Nord. Ciò è tanto più particolarmente doloroso poiché, d’altra parte, il Regno (mediamente)  Unito riusci a far convivere in armonia decine di popoli, una volta ostili, Normanni, Gallesi, Angli, Sassoni, Cambri, Scozzesi, Pitti e così via. Che, naturalmente, come i citati  montenegrini, hanno la mia simpatia.
Si noti che in materia di culto (sic), stranamente, bisognerà attendere il 2011 perché i cosiddetti Windsor acconsentano che una sposa cattolica abbia gli stessi diritti di un’anglicana…

D – Qual’è il rapporto con l’oggi?
Jacques Borde – Il fatto che i circoli dominanti inglesi – sia per i loro interessi o ad usum Americani – sono esperti negli sporchi trucchi delle manipolazioni su base settaria. A connotazione religiosa, voglio dire. E sempre a senso unico, quegli degli interessi della finanza anglosassone. Che sia la City o Wall Street.
Trovo molto sospetta questa passione di Londra per una manciata di protestanti in Algeria. Soprattutto all’ombra del ruolo di Londra (e Parigi) nella creazione di una forza settaria a Tripoli – i famosi jihadisti sul mercato da tempo, un puro caso, naturalmente, replicato nel Londonistan, sotto la protezione dell’intelligence britannica – e le manovre folli per abbattere Damasco e Beirut, le sole capitali realmente pluraliste del Levante arabo, nella stessa borsa dell’estremismo religioso al soldo della talassocrazia statunitense.
Pronto a mettere in discussione il futuro incerto delle minoranze, lodevole sentimento con cui il signor Campbell si preoccupa, piuttosto di quello di alawiti, sciiti, turcomanni, armeni e altri cristiani d’Oriente, collegato o meno con Roma, da cui abbastanza semplice intuire che nel Califfato settario di Damasco non avranno altra scelta, come i Nabatei dell’Iraq, che tra la valigia o la bara. E lì, riguardo la Siria, parlo dal 25% al 30% della popolazione del paese! Per non parlare di tutti i sunniti acquisiti al Baath, che passeranno nella stessa padella.
Ma infine, strappare i cristiani (non-protestanti) dalla terra dei loro padri, non è – da qualche parte – ciò che è stato tentato da generazioni di unionisti in Irlanda (e Scozia)?

D – una iniziativa isolata, forse?
Jacques Borde – Credete? Non così isolata, in effetti. Infatti, abbiamo appreso dal Matin di Algeri (4), che la Freedom House, una ONG statunitense, ha invitato l’Algeria a prendere misure per l’organizzazione di “elezioni libere e trasparenti“, come quella di Debeuliou Bush con i borghi putridi della Florida, credo! E ha chiesto al governo di consentire al Parlamento di “controllare davvero l’esecutivo” e “una giustizia più libera“.

D – E non pensate che l’Algeria debba riformarsi un po’?
Jacques Borde – Senza dubbio. Ma ciò di cui l’Algeria ha, soprattutto, bisogno è essere lasciata sola e continuare a guarire dalle ferite della guerra civile, che non bisogna riaprire. Sotto qualsiasi forma …
Come mi ha insegnato Michel Jobert, l’Occidente – e in particolare, la Francia – ha con questo paese dei rapporti meno appassionati e passionali. Cerchiamo di fare come lui – Jobert (e Pompidou) dixit – “Più indifferenza“. E in questo caso, cerchiamo di essere chiari: lasciamolo in pace! Il popolo algerino è adulto, giusto?
Sapete, ho spesso criticato Algeri, nel momento in cui l’intera intellighenzia salottiere le serviva la zuppa nel momento in cui i jihadisti non erano del tutto sul mercato. Quindi non ho lezioni da imparare in questo campo. Da allora, l’Algeria ha scelto la via, non facile, della pace civile? Non è facile ogni giorno! Dobbiamo esserle grati  e sostenerla, piuttosto che versare l’olio su un incendio appena spento. “Più indifferenza“, vi dico!

D – Chi vedete come personalità interessante ad Algeri?
Jacques Borde – io non pretendo di concedere brevetti – di che poi? – A chicchessia. Ma al di là dei confini dell’Algeria, ho grande rispetto per il presidente Ben Bella, che ho incontrato. E in Algeria ho una grande ammirazione per Louisa Hanoune.

D – Ma la situazione in Algeria non vi allarma?
Jacques Borde – No. Perché non vedo alcun motivo di allarme grave. Ma credetemi, ci saranno se gli apprendisti stregoni occidentali s’immischieranno.  Per favore, lasciate gli algerini occuparsi degli affari dell’Algeria. Eurolandiani e statunitensi – per dire i popoli d’Europa e del Nord America, che hanno poche responsabilità, oltre alle elezioni, per ciò che accade – hanno fatto abbastanza danni e farebbero meglio a calmarsi …
Da parte loro, gli algerini non sono rimasti inerti. Hanno appena avviato, ad Algeri, il lavoro del Forum globale contro il terrorismo (FGCT) sul Sahel, co-presieduto dal Canada e dall’Algeria. Lo scopo dichiarato è rafforzare la capacità di lotta contro il terrorismo nella regione. La “cooperazione internazionale” sarebbe, secondo il Gruppo di Lavoro, “una risorsa per contrastare il terrorismo“. Un’iniziativa che ha dovuto salutare il coordinatore dell’antiterrorismo del Dipartimento di Stato USA, Daniel Benjamin.
Inoltre, il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, e il Presidente del CNT, Moustapha Abdeljalil, si sono riunito due volte ieri a Doha (Qatar) in presenza dell’emiro Hamad bin Khalifa al-Thani.  Questo è stato il primo incontro tra i due uomini. Nessuna informazione sulla riunione è filtrata. E il presidente Bouteflika ha anche fatto tutto il possibile per ottenere un ritorno, negoziato, del fondatore della ex-FIS, Abassi Madani, stanco del suo esilio dorato in Qatar.

D – La tensione, dunque, sfocia nella valvola siriana?
Jacques Borde – Sì, certo. Ma anche l’Egitto dovrebbe preoccuparci.

D – Perché?
Jacques Borde – Perché la situazione al Cairo sta iniziando a causare reazioni a Tel Aviv, semplicemente. Tuttavia, finora, gli israeliani non s’erano allarmati per la primavera araba e le loro conseguenze. La, incominciano ad aggrottare le sopracciglia. Dal momento che sono in prima linea, e hanno una buona conoscenza dei loro vicini egiziani, ciò diventa problematico.

D – Chi si agita?
Jacques Borde – Un laburista eletto in particolare. Il Generale (CR) Binyamin Fouad Ben-Eliezer, come ci informa JSSNews, oltre ad essere un leader militare del paese, “aveva un posto speciale nei rapporti tra Egitto e Israele, durante il regno di Hosni Mubarak. Ben-Eliezer è sempre stato calorosamente ricevuto al Cairo, con onori e un trattamento speciale. E la sua capacità di conversare in arabo, senza accento, senza dubbio ha contribuito a sviluppare questo rapporto con il leader arabo decaduto“. Ma uno dei suoi assistenti, contattato da JSSNews, ha detto che Ben-Eliezer “monitora attentamente la situazione, ha tonnellate di informazioni e di amici che vivono in Egitto, e che forniscono informazioni di cui non si sente parlare in Occidente.” Secondo la fonte di JSSNews, “il deputato suggerisce, oggi, alla nazione di Israele, di prepararsi a un conflitto“.
Siamo nel mezzo di una tempesta o un terremoto“, ha detto Ben-Eliezer ai suoi colleghi della commissione Difesa della Knesset. “Non vedo placarsi questo terremoto. In un futuro molto prossimo, ci saranno le elezioni in Egitto. Per la prima volta nella storia, i Fratelli Musulmani si riprenderanno almeno un terzo dei seggi in parlamento. Invece del nazionalismo, avremo l’islamismo“.

D – La situazione è così grave?
Jacques Borde – Difficile da dire. Ovviamente, il punto di vista di Ben-Eliezer è una visione al 100% Israelo-centrico. Ma dovrebbe essere trascurato, perciò, giusto?
Tanto più che Ben-Eliezer ha detto, anche l’ovvio. Partendo dal fatto che nessuno può prevedere il prossimo governo, e il futuro politico del Cairo. “Dobbiamo capire“, ha detto Ben-Eliezer, “che è possibile che ci troveremo nel mezzo di un confronto militare con l’Egitto. Abbiamo già un problema con il Sinai, che è diventato un trampolino di lancio per il terrorismo. A differenza di Gaza, qui non abbiamo libertà di agire, militarmente parlando, come ci auguriamo, questo deve essere preso in considerazione.”

D – Non credete che Ben-Eliezer offusca il quadro di proposito?
Jacques Borde – Lo vorrei. Ma perché? Ben-Eliezer è, senza dubbio, uno degli israeliani più impegnati allo status quo con l’Egitto e alle buone relazioni con il vicino egiziano. Perché colga l’occasione al volo, così, deve scorgere i più significativi cambiamenti egiziani e regionali.
Anche in questo caso, è chiaro che il dilettantismo degli occidentali – e, prima di tutto, degli statunitensi – ha fatto sì che nel Levante arabo si aprisse un vaso di Pandora di cui si ignorano del tutto i contenuti. E’ anche quello che ci dice, a malincuore, l’ex generale Binyamin  Fouad Ben-Eliezer! Israele non trova più affidabile l’Egitto. Se è così, non è lo sconvolgimento maggiore della situazione in Medio Oriente! ….

D – Quali sarebbero le conseguenze?
Jacques Borde – Dobbiamo essere chiari e precisi. Il fronte sud, l’Egitto, non è Hezbollah. Se ci sarà una guerra, abbastanza presto, non sarà asimmetrica. O non abbastanza. Così gli israeliani, non ne dubitate, vinceranno. Migliori blindati, migliori aerei, droni migliori, piloti migliori, una migliore intelligence, ecc. È, per così dire, regolato in anticipo! Dunque, infine, lo status quo regionale! Che è stata tanto vantaggioso per  il Cairo che non per Tel Aviv dal 1973. L’Egitto ne uscirebbe definitivamente indebolito. E dovrà mangiare ancora di più dalle mani degli americani! Per quanto riguarda gli israeliani – cosa che dovrebbe motivare le reali preoccupazioni di Fouad Ben-Eliezer – si troveranno con una fonte di instabilità alle loro porte meridionali. Ma che giustificherà il ruolo di portaerei che gli fa giocare Washington dagli anni ’70.
Come nel 2006 (5), dove – cito il n° 2 e (reale) padre degli SR di Hezbollah, lo sceicco Na’im Qassem – “La decisione della guerra era americana, e l’esecuzione era israeliana, (…) Israele è stato portato alla guerra dalle pressioni americane” (6) – indovinate chi sarà il vincitore geopolitico di questo pasticcio?  Gli americani, come sempre …

Note
[1] 842 anni precisamente.
[2] Iniziata nel 1169, per essere precisi.
[3] La vecchia abitudine della Corona a rubare terreni. Così, il XVI secolo vide la creazione delle “piantagioni d’Irlanda” delle terre confiscate ai proprietari irlandesi e distribuite ai coloni inglesi.
[4] Le Matin (14 novembre 2011).
[5] La Guerra del Libano.
[6] Hezbollah, la voie, l’expérience, l’avenir, sceicco Na’im Qassem, Albouraq, 2008.

Origina Link: Geostrategie 17 novembre 2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora – novembre 17, 2011

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