Gallery

Alcune lezioni delle operazioni della NATO in Libia

La NATO ha annunciato la sua decisione di principio “di terminare le sue operazioni in Libia“. Questo è accaduto a dispetto delle aspirazioni e delle richieste dei leader del Consiglio nazionale di transizione (CNT), che avevano sperato nella continua presenza dell’alleanza occidentale per almeno otto mesi. Di conseguenza, in li nea con la fine delle operazioni, è nata una serie di riserve “circa la volontà di contribuire alla formazione della sicurezza nazionale e alla ricerca delle armi disperse“. Nel frattempo, il CNT voleva qualcosa di molto diverso: e cioè la conservazione della potenza aerea della NATO in tutto il paese. Questa proposta, dice solo una cosa: i nuovi leader della Libia non hanno fiducia nel futuro. Più concretamente: non c’è fiducia nella lealtà dei compagni d’armi più recenti (in particolare nelle regioni occidentali).
Il capo della NATO A. Rasmussen, nel frattempo dichiara pubblicamente “vittoria e successo.” Secondo lui, “è l’operazione di maggior successo di questa alleanza, negli ultimi anni“. Così, sembrerebbe che l’operazione NATO in Afghanistan sia di gran lunga meno “fortunata” di quella in Libia. Si noti che anche in Afghanistan, in un primo momento, “tutto andava bene“:  le forze dell’alleanza praticamente  avevano occupato tutti i centri principali del paese senza nessuna resistenza; ma il divertimento iniziò dopo. Esattamente la stessa cosa accadrà in Libia, non potranno essere di certo sulla stessa scala dell’Afghanistan e dell’Iraq.
Tuttavia, pur non essendo d’accordo con il Segretario generale della NATO, ad un certo punto si è tentati dalle sue statistiche. Gli aerei della NATO hanno compiuto 26 mila sortite, di cui 9600 attacchi. Secondo i calcoli degli stessi funzionari della NATO: una media di 150 sortite al giorno. Questa è una questione puramente militare, ma solo per un terzo. Quali altri velivoli erano impegnati nelle missioni? Beh, ovviamente il trasporto dei rifornimenti, e le operazioni d’intelligence che, in effetti, sono state minuscole in confronto, perché l’intelligence con un singolo aereo o UAV spesso, e i rifornimenti (armi, cibo e acqua) non vengono trasportati da aerei della NATO e del Qatar. Questi aerei sono stati usati per lo sbarco di armi e munizioni nelle retrovie  dei gruppi del CNT. Gli sbarchi furono solo nove, e di conseguenza tale pratica è stata considerata inefficace ed è stata interrotta.
La qualità delle informazioni, utilizzando i velivoli, ha mostrato la sua totale inutilità nella seconda fase della guerra (inizio estate), quando i membri della NATO, dopo una serie di “fuoco amico” sono stati costretti a passare all’uso di UAV ed elicotteri. Inoltre, l’intelligence indicava loro gli obiettivi e il targeting coinvolgeva principalmente le forze speciali. Se si parla del coinvolgimento del trasporto aereo dell’alleanza nel trasferimento dei militanti del CNT nella zona di confine tunisino-libica. per l’apertura c’è del “secondo fronte“, questa idea è “morta” piuttosto in fretta, poiché fu possibile concordare con i tunisini sull’uso dei loro porti e della loro logistica militare, per rifornire i ribelli, e gli stessi ribelli viaggiavano in aereo dall’Egitto alla Tunisia su voli regolari.
Così, sembra che gli aerei della NATO utilizzati per le operazioni libiche, siano stati inefficienti e costosi. In realtà, questo è tanto più coraggiosamente dichiarato da numerosi esperti occidentali, che hanno sottolineato l’inutile ritardo nel processo di trattamento delle informazioni ricevute, in cui le informazioni date e la loro elaborazione, coinvolgeva più di cinque fasi, prima di prendere una decisione circa l’attuazione di un attacco aereo. Come risultato, molti gruppi aerei, non potendo aspettare ordini a causa della mancanza di carburante, venivano costretti a ritornare nelle lori basi, senza bombardare. Questo costituisce la stragrande maggioranza di questi strani due terzi.
Facendo riferimento alla efficacia puramente militare, allora, secondo il Pentagono, a metà estate di quest’anno, le forze di Gheddafi mantenevano fino al 60% delle loro capacità militari. Questo, però, è stato dimostrato in seguito, quando due colonne libiche (più di un centinaio di combattimenti  ciascuna) sono andate tranquillamente in Niger. Ed è successo che per oltre il 70% delle volte, gli aerei della NATO hanno mancato al loro compito. Per non parlare dell’uso della prima fase dell’operazione dei Tomahawk degli Stati Uniti.
Ma questo è un aspetto puramente “militare” delle operazioni, e il segretario generale della NATO non ha menzionato quello politico. E qui, non è solo l’equilibrio di forze e interessi nella regione a rafforzare i rischi elevati dell’islamismo radicale, almeno nel Sahel. C’è un avvertimento: il test della nuova NATO, e delle sue azioni sotto l’egida delle Nazioni Unite, che arbitrariamente ha trasformato a suo favore i termini delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Questo momento della Libia, e in effetti in tutta la storia, ha ancora una volta inferto un duro colpo alla reputazione dell’Occidente agli occhi della Russia e della Cina e, ancor più fondamentale, agli occhi del “terzo mondo“. L’esempio di Gheddafi, ha dato un potente slancio alla gara per il possesso di una “loro” bomba nucleare, come unico mezzo per la propria sicurezza, e il mondo musulmano è ancora una volta, finalmente, convinto della “doppiezza” dei suoi partn er occidentali. È abbastanza chiaro, per esempio, che le nuove autorità libiche finiranno a vivere “sotto l’ombrello” della alleanza occidentale, con il rafforzamento simultaneo delle idee islamiste in casa loro. Si tratta di due tendenze opposte, e sedersi su “due sedie” qui, non funziona. Per inciso, ciò è stato dimostrato dall’Iraq.
Per quanto riguarda la Russia e la Cina, da ora tutte le iniziative dei paesi occidentali nei confronti di determinati atti o risoluzioni delle Nazioni Unite, contro i regimi dittatoriali nei paesi islamici, saranno sicuramente bloccati o profondamente riviste. E la maggior parte dei paesi europei non vuole “galleggiare in modo indipendente“, cioè senza l’ONU. Saranno seriamente limitati i loro sforzi per raggiungere la stabilità nel “terzo mondo“.

A Bystrov IIMES 2/11/2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Comments are closed.