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La ‘Primavera araba’ serve a controllare l’Eurasia

L’obiettivo finale degli Stati Uniti è prendere le risorse dell’Africa e del Medio Oriente sotto il loro controllo militare per bloccare la crescita economica di Cina e Russia, tenendo così l’intera Eurasia sotto controllo, spiega lo storico William F. Engdahl. La crisi economica degli Stati Uniti e del sistema del dollaro, la condotta della politica estera degli Stati Uniti, sono tutte parte del crollo della struttura della superpotenza costruita dopo la fine della seconda guerra mondiale, sostiene Engdahl.
Nessuno a Washington vuole ammetterlo, come nessuno in Gran Bretagna un centinaio di anni fa, aveva voluto ammettere che l’impero britannico era in declino terminale“, afferma l’autore, sottolineando che “Tutto questo è legato al tentativo di mantenere questa unica superpotenza non solo intatta, ma che continui a diffondere la sua influenza sul resto del pianeta“.
William F. Engdahl crede che le rivolte in Medio Oriente e Nord Africa siano un piano già annunciato da George W. Bush, in una riunione del G8 nel 2003, e che era stato chiamato “Progetto di Grande Medio Oriente“. E’ stato ideato per tenere sotto controllo, con la “democratizzazione“, tutto il mondo islamico dall’Afghanistan all’Iran, al Pakistan e alla zona di produzione petrolifera del Golfo Persico, passando dal Nord Africa fino al Marocco. “La cosiddetta Primavera araba è stata pianificata, pre-organizzata e utilizzata dai mandanti delle proteste ‘spontanee’ e delle rivolte via Twitter al Cairo e in Tunisia, e così via“, insiste lo storico.
Engdahl spiega che alcuni dei leader della protesta sono stati addestrati a Belgrado, in Serbia, da attivisti di Canvas (Centro per l’applicazione delle azioni nonviolente e strategie) e Otpor (un movimento giovanile che svolse un ruolo significativo, spodestando l’ex presidente serbo Slobodan Milosevic), organizzazioni finanziate dal Dipartimento di Stato USA.
Engdahl nomina due motivi del progetto del Dipartimento di Stato USA sul mondo islamico. La prima ragione è la grande ricchezza nelle mani dei leader del mondo arabo, i fondi sovrani e risorse. L’ordine del giorno, proprio  come è stato fatto con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, è “la privatizzazione del FMI, l’economia del ‘libero mercato’, e così via, in modo che le banche occidentali, e le agenzie e le società finanziarie potessero entrare e farne un bottino.” “Il secondo è la militarizzare delle fonti  petrolifere in luoghi come la Libia e la cosiddetta Repubblica del Sud Sudan, che sono direttamente strategiche per la futura crescita economica della Cina“, sottolinea Engdahl. “Tutto questo è volto a controllare l’Eurasia, qualcosa di cui Zbignew Brzezinski aveva parlato già nel 1997 nel suo famoso libro La Grande Scacchiera, in particolare sul controllo della Russia e della Cina, e di una qualsiasi potenziale coesione economica e politica dei paesi eurasiatici“, dice.
E i risultati sono già lì, in Egitto e Tunisia la democrazia ha già indebolito l’economia, mentre la Libia, il paese con i più alti standard di vita in tutta l’Africa, prima dei bombardamenti della NATO, è oggi in rovina. La preoccupazione delle potenze occidentali, in particolare del Pentagono, è il controllo militare della travagliata regione, senza ripristinarne la normalità, valuta lo storico. La principale preoccupazione che il governo fantoccio del CNT sta dando alla NATO, riguarda soprattutto i diritti umani, qualcosa di inaudito durante i 42 anni di governo di Gheddafi.
L’AFRICOM [Comando Africa del Pentagono] sta coordinando la scena“, spiega William F. Engdahl, ricordando che “abbastanza interessante [AFRICOM] è stato creato solo dopo la diplomazia della Cina in Africa del 2006, quando 40 capi di stato africani furono invitati a Pechino, ed enormi accordi furono firmati per l’esplorazione petrolifera, la costruzione di ospedali e infrastrutture. Nulla che il FMI abbia fatto in Africa, negli ultimi 30 anni.”
E’ vero che gli Stati Uniti stanno agendo contro gli interessi e la sicurezza nazionale cinesi, ma Pechino, che vi ottiene circa 300 miliardi di dollari l’anno di reddito commerciale, ha semplicemente investito questo denaro da qualche parte, non essendoci qui mercati abbastanza grandi per assorbire così tanti soldi, Pechino ha acquistato i buoni del tesori statunitensi, sponsorizzando così le guerre degli USA, che per ironia della sorte sono diretti contro interessi cinesi. “Per il ‘Dio del denaro’ di Wall Street, l’unica possibilità di sopravvivenza e di mantenimento del dollaro, è trovare ora nuove aree da saccheggiare. La primavera araba è diretta a sequestrare e privatizzare la grande ricchezza del mondo arabo“, conclude Engdahl.
Ma il futuro della zona euro sembra anche così buio, perché la crisi finanziaria greca è stata causata dall’Unione europea nel 2002, da nient’altri che Goldman Sachs. La pista del denaro mostra, afferma Engdahl, che “la crisi greca è stata programmata per esplodere su comando di Wall Street e del Tesoro degli Stati Uniti, così che la Federal Reserve possa difendere la moneta di riserva, il dollaro USA“.
Engdahl avverte che gli Stati Uniti stanno costruendo sempre più basi in tutto il mondo, come le 17 nuove basi in Afghanistan, per lo più dell’US Air Force, per essere pronti a una nuova guerra contro la Cina o probabilmente la Russia. “Data la storia del periodo della Guerra Fredda, la Russia può giocare un ruolo stabilizzatore e costruttivo, contro questa strategia altamente pericolosa del progetto Grande Medio Oriente della NATO e degli Stati Uniti“, sostiene Engdahl. “Spero che lo faccia.”

RussiaToday 1/11/2011: http://rt.com/news/arab-engdahl-us-africa-273/

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora: http://aurorasito.wordpress.com/2011/11/03/la-primavera-araba-serve-a-controlla-leurasia/

CORRELATO: Verso l’Eurasia!

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’estensione verso est dell’Unione europea sembrava inevitabile. Questa estensione, insieme ad una espansione della NATO, è stato fatto in uno spirito di scontro con il mondo post-sovietico. Ma la rinascita della Russia negli ultimi anni e lo shock finanziario del 2008, hanno seriamente cambiato la situazione. La terribile crisi finanziaria affrontata dall’Unione europea è forse la garanzia più assoluta che l’Unione europea non si espanderà più, lasciando alcuni paesi europei sulla soglia, l’Ucraina in testa. Andrej Fedjashin lo ricordava a pochi giorni fa: “In questo momento di crisi, poche potenze europee pensano alla possibile adesione all’UE di un altro paese povero della periferia orientale (Ucraina …) Per di più, l’estensione a un paese di quasi 46 milioni di persone, che conosce una costante crisi politica ed economica“.
Quanto alla Russia, appartenente alla famiglia europea, sarebbe ingenuo pensare che la ricostruzione non passi tramite il massimo consolidamento delle relazioni con gli Stati del vicino estero, vale a dire, dello spazio post-sovietico, nella logica dell’Eurasia.
Mentre l’Europa occidentale è attualmente utilizzato come testa di ponte dell’America, che impone un vero e proprio scudo di Damocle con lo scudo missilistico, è tempo di prendere in considerazione una collaborazione tra Europa e spazio post-sovietico, e di concentrarsi su ciò che sta accadendo a est, intorno alla nuova unione doganale guidata dalla Russia………..(continua a leggere tutto l’articolo su Aurorasito………)

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