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La fisima della “maggioranza” e la “primavera araba”

di Enrico Galoppini – European Phoenix

– La recente notizia (v. l’Ansa del 27 ottobre) di una manifestazione di massa di sostegno al governo di Damasco nel corso della quale decine di migliaia di siriani hanno “firmato col sangue la fedeltà ad al-Asad”, può sorprendere solo chi s’è convinto che in Siria tutti siano in fervente attesa dei “liberatori” dall’Occidente. Niente di strano, dunque, se milioni di siriani, compresi quelli che auspicano determinate “riforme” (in corso, tra l’altro), dimostrano fiducia verso il “sistema” esprimendosi contro ogni ingerenza esterna.

In una situazione piuttosto “calda”, determinata dall’azione violenta di bande armate foraggiate dall’esterno, è logico che il governo siriano vada orgoglioso della mobilitazione di parte del popolo siriano, in questa ed in precedenti occasioni.

Tuttavia, quando è questione di “numeri”, al di là della “tifoseria” per l’una parte o l’altra (anche gli “oppositori” esibiscono “maggioranze” – per la verità senza farle vedere – o “minoranze consapevoli”, come certi “intellettuali” all’estero), è opportuno svolgere alcune considerazioni sul significato ed il valore della “quantità” di coloro che condividono, su fronti contrapposti, le ragioni del governo siriano o dei suoi oppositori. La domanda fondamentale, quando si gareggia a chi porta in piazza più gente, è: che cosa dimostra il “numero”?

In quest’intervento non voglio quindi entrare nel merito dell’effettiva vicinanza o meno della maggioranza dei siriani al loro governo, al loro “regime” (in senso tecnico: si parla infatti in politologia anche di “regime liberaldemocratico” eccetera). Se proprio devo dir qualcosa, credo che effettivamente la notevole maggioranza dei siriani aborrisca un intervento armato occidentale, anche se tra costoro rientra anche chi desidera veder cambiare qualcosa senza uno sconquasso generale.

Così come ritengo che alla fin fine non è che se tutti si gettano nel proverbiale “pozzo” anche l’ultimo recalcitrante debba farlo in ossequio ad una supposta “ragione – o ‘religione’ – della maggioranza”. La maggioranza può anche avere torto marcio, e bisogna sempre ripeterselo per meglio interpretare i “fatti” che si presentano come “autorevoli” parandosi dietro lo schermo della “maggioranza che ha sempre ragione”. Oggi, infatti, ci viene descritta, nell’intero mondo arabo-musulmano, una “maggioranza” in preda ad un estatico desiderio di “libertà” e “democrazia”, costi quel che costi, anche una serie di bombardamenti con l’immancabile finale della “liberazione”.

Né m’interessa analizzare le esagerazioni, le menzogne, le omissioni dei media schierati come una batteria di fuoco per preparare la solita “opinione pubblica” all’ennesima aggressione targata “Nato”; né le sopravvalutazioni, come quella garantita ai cosiddetti “intellettuali” che a Parigi sfilano nella rituale kermesse umanitaria nella quale non hanno però il coraggio di chiedere esplicitamente i bombardamenti a stelle e strisce su Damasco… No, questi “cervelloni”, questi “sensibili artisti”, questi “spiriti liberi” sembrano  così ‘ingenui’ e digiuni di realpolitik al punto che sognano il “cambiamento pacifico” ma al contempo aborriscono la “guerra”: tutta la loro “intelligenza”, chissà come mai, non gli fa cogliere il nesso tra le loro sfilate sui palcoscenici cortesemente messi a disposizione dall’Occidente e le inevitabili distruzioni e stragi in cui si risolvono di norma tutte queste grida preliminari sui “diritti umani violati”!

Ma accantoniamo per ora questo circo di pagliacci sempre in prima fila nelle “guerre umanitarie”, e concentriamoci su una cosa seria: la questione del “numero” di coloro che manifestano “pro” o “contro” ed il significato di una “maggioranza” schierata in un senso o nell’altro.

I media ufficiali occidentali (e per “occidentale” è da intendersi anche Aljazeera), di norma, non fanno menzione del manifesto sostegno di gran parte della popolazione al “regime siriano”. Questa volta, probabilmente, riferendo di buon grado del particolare della “firma col sangue” hanno inteso evidenziare il “fanatismo” dei suoi più convinti sostenitori (una sorta di “oro per la Patria”)…

I siti internet non schierati con la Nato e il Sionismo – quelli cosiddetti di “controinformazione” – riportano invece con enfasi tutte le dimostrazioni di “fedeltà” ai governi che, periodicamente, finiscono sotto il mirino dell’espansionismo occidentale.

Ma in entrambi i casi, si fa una questione di “numeri”, di “quantità”… E cos’ha mai contato la quantità, alla fine?

Che non conti nulla lo sappiamo (forse in pochi!) anche in Italia, dove praticamente tutti inneggiavano al Fascismo (perché nel 1935-36 erano effettivamente soddisfatti); ma dopo l’8 settembre 1943 almeno tre quarti han fatto come le ‘tre scimmiette’, ad eccezione del milione d’italiani arruolatosi nella Repubblica Sociale Italiana “per l’Onore” e proseguire così, al fianco dell’alleato tedesco, la guerra contro l’invasore anglo-americano. Per non parlare del 25 aprile 1945, all’indomani del quale, del residuo quarto di non rinnegati restavano davvero pochi coerenti e coraggiosi, i quali dovettero subito disilludersi sulla possibilità di “dare battaglia” clandestinamente ad un invasore che tra l’altro aveva sguinzagliato la “giustizia proletaria” a dar la caccia ai fascisti.

Questo schema, compresa l’ostentazione – sempre più macabra – del corpo del capo sconfitto ‘reo’ di essersi ‘messo di traverso’, si ripete da oltre settant’anni, per cui non vi è alcun segno che induca a ritenere probabile un’inversione di tendenza. E dopo che il territorio viene invaso ed occupato, per poi sfruttarlo a proprio piacimento, non lo si molla più, anche se i media-pappagallo fanno passare l’idea che adesso i “liberati libici”, e poi i siriani eccetera, si “governano da soli” e che finalmente comincia la “ricostruzione” (ovvero l’indebitamento con le banche degli usurai), tacendo per decenza su chi ha devastato tutto. Tanto mica andranno a chiedere le palanche ai benestanti “intellettuali” che prima sfilavano a Parigi! Anzi, quelli cominceranno a criticare il “nuovo corso”, faranno i “delusi” e si metteranno a biasimare gli “errori”, oppure diventeranno i guitti della “democrazia siriana”, con tanti di comparsate ai “talk show” e ai “reality” che presto giungeranno sulla tv di Damasco!

Questi stessi giullari che la “civiltà moderna” individua come l’apogeo della “cultura” non scriveranno mai nulla sullo stato di colonia del loro Paese “liberato”, dato che i “salotti buoni” sono preclusi a chi sostiene scomode verità. Anzi, li si troverà a far finta che tutto si risolva in un gioco di potere tra “maggioranza” ed “opposizione”, entrambe pagate dal Padrone che anni prima aveva “liberato” il Paese per non abbandonarlo più.

Del resto, qualcuno vede in giro, nell’Italietta-colonia Usa-Nato, degli americani in carne ed ossa? No, perché una delle loro norme auree per gestire le colonie prevede proprio il non rendersi troppo visibili, in maniera da non destare sospetti e da non risultare antipatici (perché sono effettivamente antipatici, quindi è bene che l’idea che ci si fa sull’”americano” sia quella dei film). Qua fanno credere che da settant’anni esista un autentico “governo italiano”, e così via in tutti i Paesi progressivamente occupati, ed è per questo motivo che gli “inviati” (per ripetere solo le veline!) fan vedere sempre i “ribelli” locali in posa fotogenica e mai le truppe della Nato (i cosiddetti “istruttori”…).

In simili condizioni di sudditanza, stabilita sin dalle prime ore d’occupazione secondo uno schema collaudato, cosa possa fare un’eventuale “maggioranza” che ha subito lo scempio della propria Patria è presto detto: sopportare ed adeguarsi, e basta, facendo al massimo il “finto tonto” per giocare di soppiatto mentre ufficialmente ripete “zì badrone!” (ed è quel che han fatto alcuni rari politici italiani dopo il 1945, tutti finiti male e in procinto di farlo…).

Che ne è dunque, a giochi fatti – con truppe nemiche acquartierate ed armatissime, pupazzi locali messi a “governare”, indebitamento dell’intera nazione assicurato, distruzione di quanto di buono garantito dal precedente “regime” – del precedente “sostegno al governo” taciuto dai media ufficiali occidentali ed esaltato dai siti ad essi contrari? Non resta se non della “nostalgia” da coltivare, in minoranza, ad uso e consumo degli “innamorati dell’idea” (i più si riciclano come “democristiani”, altri s’illudono di “continuare la battaglia” in qualche “partito d’opposizione”…), com’è accaduto in Italia, con partiti costituiti ad hoc e, al momento opportuno (cioè quando il vero padrone decide che è ora di cambiare), rivelatisi una truffa pluridecennale. Vedasi il caso del Movimento Sociale Italiano, poi Alleanza Nazionale, poi Popolo delle Libertà (per confluenza con Forza Italia), poi addirittura rinato nella sua versione più vergognosa e ‘radicaleggiante’ come Futuro e Libertà.

Lo stesso accadrà nelle Nazioni arabe ed islamiche “liberate”?

Il giorno che eventualmente il “regime siriano” venisse rovesciato, chi ammetterebbe di aver “firmato col sangue la fedeltà ad al-Asad”? Pochi “pazzi” marginalizzati e ridotti al silenzio. Quale “intellettuale” avrà il coraggio di scrivere libri onesti sul passato?

Che sarà delle masse che manifestavano pro-Gheddafi qualora la “normalizzazione” – ovvero la riduzione a colonia – della Libia procederà senza intoppi? Per un po’ chi potrà, per motivi anagrafici, fare il confronto tra il prima e il dopo, trarrà le sue amare conclusioni e cercherà di comunicarle, poi, complice il tempo, si potrà raccontare di tutto di più, persino che gli asini volavano… Basti pensare alle leggende che nelle scuole italiane vengono oramai spacciate su vent’anni della nostra storia a generazioni d’inermi studenti da infarcire di retorica “liberatrice”.

Perciò, ribadiamolo con forza a scanso di illusioni: il “numero”, la “quantità”, anche se possono ringalluzzire lì per lì, nell’ora del bisogno e soprattutto a “giochi fatti”, non contano un bel niente perché contano rapporti di forza che non sono basati sulle “masse”. Il “numero” ha un peso relativo, a livello propagandistico, quindi emozionale e di sostegno del morale, ma in fin dei conti l’unica cosa certa che resta col “senno di poi” è chi comanda, o meglio “domina”, “maggioranze” o no: la dimostrazione di ciò sono le proprio “democrazie” che in realtà sono delle oligarchie del denaro, quindi di una “minoranza” e dei rispettivi “valori”.

Non contano nulla tutte queste “maggioranze” che dimostrerebbero il desiderio di “cambiamento”, né quelle speculari il cui “sostegno” viene ostentato da governi in procinto d’essere abbattuti da forze soverchianti. La presenza in loco degli occupanti occidentali, che subito installeranno basi militari e coopteranno i rinnegati locali, più il tempo che in seguito lavorerà dalla loro parte, produrranno la situazione che ben consociamo in Italia (ma anche in Germania o in Giappone), la quale produce soprattutto degli invertebrati e dei quaquaraquà che al massimo si “indignano”.

Tra l’altro, se davvero tutta questa “dissidenza” esistesse davvero, e soprattutto fosse così determinata nel chiedere l’aiutino occidentale a base di bombe, non si capisce come mai i media ufficiali si prodighino nel fornirci un’immagine di una Siria così unita nel chiedere il rituale “vattene” al “dittatore” di turno e alla sua “cricca”. Non si comprenderebbe effettivamente tutto quest’impegno propagandistico, quando invece basterebbe attendere il “naturale” decorso delle cose, visto che alla lunga una maggioranza soverchiante non può essere tenuta in scacco.

Altrimenti, se così fosse, e se davvero in Italia “tutti non ne possono più di Berlusconi”, basterebbe telefonare alla Nato, la quale prima incaricherebbe i media di presentare il governo italiano come “dittatoriale”, poi interverrebbe con bombe e missili, mettendo alla testa dei “liberatori” elementi scelti tra i leader degli “indignati”, del “popolo viola” e dei “girotondini” al caviale. Ma la verità è che in Italia questo schema s’è già visto settant’anni fa, e non si può chiedere una seconda invasione anglo-americana! Qua – dove il loro dominio è assoluto, ma non ti concedono la ‘stellina’ sulla bandiera, al che saremmo de iure e non solo de facto “americani”! – al massimo si limitano a creare l’illusione del “cambiamento”, sempre nella direzione da essi auspicata, manipolando masse ignare contro un “governo” presentato come quello che realmente detiene le leve del comando in Italia! Ed è per questo che la maggior parte di coloro che vedono con favore un “cambiamento” in Libia, in Siria eccetera coincidono con gli affetti da antiberlusconite cronica, e non si rendono conto invece che di “libertà” quell’uomo gliene ha data quanta ne volevano, tra commediole ridanciane, cosce all’aria e giochi a premi, ma non hanno neppure un neurone in grado di comprendere che a Washington, a Londra, a Bruxelles vogliono far fuori Berlusconi solo perché si rifiuta di obbedire al 100%  ai loro diktat in materia economica.

Quindi, che cosa conta il “numero” alla fine? Nulla, se non ad un livello propagandistico, quasi in una gara tra illusionisti, prima che i giochi siano “fatti”, ma di per sé non dimostra nulla; infatti, dopo un’invasione devastante o un ‘golpe democratico’, “nessuna maggioranza” può più essere riattivata per ribaltare le sorti, oramai segnate.

Enrico Galoppini – European Phoenix

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