Gallery

Oscure motivazioni

Le oscure motivazioni della presenza di alcuni

Geostrategie , 22 settembre 2011

D – Qual è la sua opinione sul breve, ma mediatizzato, passaggio di Cameron e Sarkozy a Tripoli?
Jacques Borde – Molte cose da ricordare:
1. Come al solito, il presidente francese Nicolas Sarkozy, farà ogni sforzo per averne la copertura. Al punto che in alcuni di media anglosassoni, saranno pervasi soprattutto dall’aura del presidente francese. Nicolas Sarkozy ruba sistematicamente il palcoscenico al Primo Ministro britannico, David Cameron, assai più grande di lui (fisicamente).
2. La brevità della passeggiata a Tripoli. E’ a Bengasi che c’è stata la maggior parte dello spettacolo preparato dagli spin doctors del’Eliseo. La prudenza sarà stata la madre della sicurezza di questa opportunità mediatica.
3. Il periplo dei nostri due asini dell’Apocalisse sarà stato, certamente, un successo. Veni, vidi, vici. Beh, quasi fino ad oggi, i combattimenti non sono terminati. Nonostante le continue incursioni di una NATO ridotta a rinnovare le sue operazioni militari in Libia. Uno scenario che comincia furiosamente a somigliare a quello dell’Iraq, dove la pace “ufficiale” (sic) non ha portato a niente di buono sul terreno.

D – Come si spiega il ruolo sfuocato che Cameron ha accettato di giocare?
Jacques Borde – Semplicemente col fatto che i britannici sono molto pragmatici. A ragione, nella maggior parte dei casi. Non sono le calde dimostrazioni di amicizia che potrebbero aver mostrato gli insorti filo-occidentali verso Cameron e Sarkozy che, motu proprio, possono far cadere i contratti nelle mani di uno o dell’altro. Queste cose vengono negoziati dietro le quinte tra esperti del ramo. In questo gioco, non è certo la Francia ad essere la più esperta dei due giocatori! Quindi aspettare e vedere! Per non parlare degli americani che non mollano la partita. Inoltre, il fatto che i media non hanno esitato a segnalare che uno dei compiti del centinaio di poliziotti che accompagnava Sarkozy, era quello di distribuire a forza bandiere tricolori ai piuttosto scarsi astanti, riducendo un po’ la portata “magica” della manifestazione.

D – Non state un po’ esagerando …
Jacques Borde – Niente affatto. Prendete i numeri! Meno di 2.000 persone a dimostrare qualche curiosità nel (breve) passaggio dei nostri due amici (Cameron e Sarkozy). E il Venerdì, 50.000 persone nello stesso luogo per la preghiera … Un altro motivo per il basso profilo del primo ministro britannico è, senza dubbio, l’assenza dall’altra parte della Manica, di elezioni sensibili come le elezioni presidenziali francesi del 2012. Ovviamente, Nicolas Sarkozy ha voluto un approccio con l’aura di un capo di Stato vittorioso…

D – Ma per quali motivi?
Jacques Borde – per due, essenzialmente. In primo luogo, il mito eterno del voto arabo! Gli spin doctor dell’Eliseo sembrano credere che le immagini di un Sarkozy omaggiato – anche per poco – per le strade di Tripoli e Bengasi, gli varrebbe il favore del voto arabo che, per inciso, non ha mai fatto vincere nessuno e dunque, nessuno sa ciò che rappresenta realmente. Riguardo a questo punto, non vi è alcuna garanzia che tutte le persone – sia in possesso di un scheda elettorale e di origine araba (o musulmana) – voti come un sol uomo E nel modo desiderato da tali approssimativi consulenti. E tuttavia, Villepin non è più nei paraggi!

D – Pensate anche a BHL?
Jacques Borde – Assolutamente no. Credo che il ruolo, anche se rumoroso, interpretato da BHL era più primordiale. La persona, anche se non sa granché, si è sempre ritenuto una autorità in materia internazionale. Ovviamente lui non ha considerato la formula di Boezio: “Se tacuisses, philosophus Mans” (Se tu l’avessi voluto, saresti rimasto un filosofo). Ma il saggista approssimativo è anche un filosofo, come pretendono le sue groupies? Si noti che la sua presenza a Bengasi non ha causato il ronzio che ci si aspettava. BHL non sarà nemmeno riuscito ad imporsi, nonostante i suoi ripetuti tentativi, in prima fila durante la passeggiata di Sarkozy a Bengasi. Ciò confermerebbe, se necessario, che il suo ruolo in questo caso era più aneddotico di quanto molti hanno pensato… Ma torniamo al tour mediatico della coppia Cameron-Sarkozy, credo, ancora una volta, che i guru dell’Eliseo prendano coloro ai quali lanciano tali assurdi segnali subliminali, per degli idioti.
Non sono sicuro che un franco-algerino, ben sapendo che cosa si intende con le parole “guerra civile”, sia particolarmente entusiasta dell’avventurismo francese nel Nord Africa. Idem per chi ha una affiliazione politica con i baathisti o i nasseriani. Per non parlare dei cristiani d’oriente che sanno cosa diavolo provocano i crociati neo-con, nel loro percorso. Coloro che hanno lasciato l’Iraq da quando vi prevale la Pax Americana, sanno cosa voglio dire! In questa fase del mio intervento, vi consiglio a coloro dei vostri lettori che non l’hanno già fatto, di leggere l’ultimo punto forte apparso sul vostro sito, dedicato alle osservazioni formulate dal patriarca della Chiesa maronita, Sua Beatitudine Bechara Rai. E non ho neanche parlato della questione palestinese che dimostra, se necessario, la “doppia azione” della diplomazia approssimativa del’Eliseo…
In secondo luogo, in tempi di crisi, è sempre meglio indossare gli allori di Cesare, che il ridicolo di un Tartarino. In questo senso, e finora, il percorso di Sarkozy – e io lì, faccio ogni considerazione morale – è impeccabile. La Guerra di Libia non ci è costata un uomo. Almeno ufficialmente. E l’Eliseo o sconta, su questo conflitto, qualche ritorno sugli investimenti. Gliene varrà! Questa guerra di Libia è già costata quasi 500.000.000 euro alla Francia!

D – Vuol dire le promesse fatte alla Francia dal CNT?
Jacques Borde – Se fate riferimento al 35% dei contratti destinati alla Francia. Assolutamente. Ma molte cose restano da chiarire:
1. A priori, se non erro, nulla è stato firmato fino ad oggi. Quindi questo sono, ovviamente, solo parole vuote.
2. Si tratta soltanto di promesse fatte dal CNT, come forza dirigente in Libia, ma le promesse, tutte fatte all’inizio del conflitto, dai DEI membri del CNT, non sono la stessa cosa.
3. Non sono sicuro che – per quanto si sentano vincolati alle loro promesse – i membri del CNT siano i veri padroni della questione. Voglio dire, quando si tratterà di firmare veri contratti. L’OPA occidentale condotta in Libia rimane principalmente una operazione fatta dagli Stati Uniti.
4. C’è un mare tra gli evviva e gli Allah u-Akbar di poche centinaia di attivisti e di spettatori occasionali, e dei contratti commerciali firmati e riconosciuti a livello internazionale. Ricordatevi i castelli costruiti in Spagna dall’entourage di Sarkozy, circa la vendita di aerei da combattimento Rafale al Marocco. Che finalmente ha optato per l’F-16 made in USA!…
5. Infine, vorrei citare le parole di Edgar Faure (erroneamente attribuite a Charles Pasqua): “Le promesse (elettorali) non impegnano che coloro a cui sono state fatte.” In campo economico e nel complesso Oriente è, grosso modo, la stessa cosa. In peggio, ovviamente …

D. – In particolare, cosa può avere dal suo impegno libico Parigi?
Jacques Borde – Teoricamente, dovremmo cadere sul nostro famoso 35%! Tranne che per il momento, poche cose concrete sono è filtrate oggi. Escludendo l’energia, ci sarebbe molto commercio militare. A meno che i francesi, qualsiasi cosa abbiano fatto per sospingere i jihadisti del mercato del CNT, ai comandi della Libia, non siano necessariamente quelli nella posizione migliore. Anzi, la NATO ha sempre ripetuto che non ha intenzione di inviare truppe in Libia, ma non esclude che gli alleati possano farlo, o l’Unione europea, che ha quello che serve sotto il gomito. Ma all’interno dell’Unione, i francesi non hanno alcuna competenza particolare che gli permette di staccarsi dal coro. Più o meno ogni europeo e membro della NATO ha, nel suo catalogo, la stessa cosa da offrire ai libici. Oltre al fatto che la Francia, in effetti, è stata il principale fornitore della Libia, Gheddafi in carica. Compreso l’addestramento, pochi anni fa, delle sue forze special … Vi è l’addestramento e la formazione. Ma ancora una volta, la NATO ha dichiarato la sua intenzione di addestrare ed equipaggiare le nuove forze, militari e di sicurezza, della Libia. Quindi piazzarsi sarà costoso! Inoltre, contiamo sugli americani (e gli inglesi) per imporre il loro concetto di privatizzazione della guerra. E lì, a dispetto delle qualità reali che pesano sulle compagnie militari private (PMC) francesi? Saranno in grado di partecipare alle gare d’appalto? L’ultimo volta ad averci provato, la Secopex, ha visto il suo amministratore delegato, Pierre Marziali, perdere la vita in circostanze finora non chiarite. E senza che la Francia non muovesse un dito per ottenere spiegazioni serie da quelle persone della “ribellione” che elogiava…

D. – E i mercati di stato, i grandi contratti?
Jacques Borde – Quali? Quelli che vorranno lasciarci gli anglosassoni? E nient’altro! So che alcuni esperti supposti specialisti degli affari militari si presentano, ancora una volta, a sognare dei Rafale recanti la livrea della monarchia sennussita! Che scendono sulla terra, se non gli dispiace! Il restauro delle ali libiche non è all’ordine del giorno. Infatti, come ha evidenziato Manlio Dinucci, “alla domanda formale sul futuro governo (…), la NATO continuerà a controllare lo spazio aereo e le acque territoriali della Libia. Apparentemente per fornire aiuti umanitari e proteggere il personale civile delle Nazioni Unite.” Che bisogno c’è di una aviazione libica per questo? Invece, ciò passerà attraverso la messa sotto tutela dei pochi mezzi ancora disponibili ai libici, e poi col “libero accesso ai porti e agli aeroporti libici, che saranno trasformati in basi militari della NATO de facto, anche se implementate con la bandiera rossa, nera e verde – il regime stesso di re Idris, negli anni 50, aveva concesso alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti l’uso del territorio per le loro basi militari, come la base aerea di Wheelus Field alla periferia di Tripoli“. Perché Wheelus Field? Perché “oggi questa sua posizione é ideale, per il quartier generale dell’Africa Command (AFRICOM) degli Stati Uniti.” Il ciclo è dunque chiuso. E se un giorno, a Washington si piccheranno di voler far rinascere una forma di aviazione locale, Tripoli sarà, senza dubbio, pregata di commerciare coi produttori di aerei statunitensi! A giudicare da ciò che gli statunitensi sono giunti a concedere all’Al-Quwat al-Jawwiyä al-Iraqiya (Aviazione militare dell’Iraq) – qualche F-16 A/B Fighting Falcon dellla prima generazione, degli L-39 e dei turoboprop monomotori – il destino di una improbabile Al-Quwat al–Jawwiyä al-Libyya (Aviazione militare della Libia) dovrebbe, al limite estremo, limitarsi ad una manciata di Soko Galeb. E neanche!
Idem per i mercati civili. Ma qui, c’è anche un osso duro! Ci sono già due compagnie aeree libiche. Ed entrambe sono dotate dei nuovissimi Airbus! Afriqiyah Airways (1) che allinea non meno di 3 A319-100, 8 A320-200, 2 A330-200, un A340-200 ed ha ordinato 6 A350. E le Libyan Airlines (2), dotate di 2 Airbus A300-600, 2 A320-200 (1 in riserva). E Airlines2 libica, dotata di due Airbus A300-600, due A320-200 (una in riserva). Chiaramente solo l’ordine degli A350 dell’Afriqiyah sembra, in ultima analisi, minacciato…

D – Conosciamo qualcosa in più sui gravi attacchi razzisti subiti dai lavoratori e dai residenti africani in Libia?
Jacques Borde – Ben poche cose che non sapessimo già. Sto parlando, naturalmente, della brava gente! Ci sarebbero stati dei grandi pogrom anti-nero a Bengasi e Misurata, come Gilles Munier ha scritto su AFI-Flash n° 1183. E per reazione, una grande manifestazione ad Harlem. Ma fatta eccezione per un paio di media veramente indipendenti, da questa parte dell’Atlantico, un vero e proprio muro di silenzio ha colpito tale questione…

D – Perché?
Jacques Borde – Oh! Per due ragioni essenziali. La prima è abbastanza evidente. In Francia, la maggioranza dei media – sia generalisti che specializzati – è, negli anni, passata sotto il controllo dei grandi gruppi finanziari e/o economici. Non sarete sorpresi di sapere che questi gruppi sono più o meno gli stessi dietro alle azioni così ferocemente applicate nella Jamahiriya libica. Soprattutto, il Je suis Partout del collaborazionismo mediatica tacciono, perché sono pagati per tacere. E’ così semplice! In secondo luogo, non dimenticate mai la vecchia cancrena colonial-socialista che rode sistematicamente la sinistra francese. In questo contesto, rinnovo i Tre riferimenti storici che avevo fatto in una precedente intervista:
François Mitterrand, allora ministro degli interni, e la sua “l’Algeria è Francia.” E’ stato anche in questo periodo di governo di sinistra, che sono stati votati i pieni poteri che autorizzavano la tortura in Algeria.
La Camera, dominato dal partito socialista, aveva votato i pieni poteri a Pétain.
Jules Ferry dichiarò, davanti all’Assemblea Nazionale, la Vulgata colonial-socialista: “Signori, si deve parlare più forte e più direttamente! Va detto apertamente che le razze superiori hanno un diritto nei confronti delle razze inferiori. Ripeto che ci sono le razze superiori perché c’è un dovere per esse. Esse hanno il dovere di civilizzare le razze inferiori“.
Mi dispiace dirvelo così brutalmente, la social-democrazia francese è probabilmente la più razzista del mondo. Ben più di tutte le destre riunite, comunque! Causa ed effetto, data la grande percentuale di persone provenienti da questa sinistra colonial-socialista nei media, capirete, che al di là dell’assegno che molti prendono a fine mese, non ci sia realmente in loro una coscienza che li porterà a denunciare i linciaggi e i pogrom dei ribelli filo-occidentali che i loro proprietari sostengono! Naturalmente, non generalizziamo, ci sono molte persone che confessano delle idee di sinistra che vengono respinte da questo disgustosa vulgata coloniale e dalla sua servile sua applicazione in Libia…

D – Ma, dite, si può parlare di pogrom?
Jacques Borde – Lo temo. Gilles Munier, oggi un grande giornalista, non potrebbe essere stato più chiaro su questo. Ha menzionato “la questione degli omicidi, stupri e torture di libici neri (Toubous), di lavoratori e studenti delle regioni africane a Bengasi, Misurata e Tawergha, commessi dai “liberatori” del CNT (4), così che l’esistenza di una “Brigata per la pulizia degli schiavi dalla pelle nera”, che operano in aree passate sotto la leadership degli insorti” (5).
Fatti sufficientemente allarmanti che a New York, il 14 agosto 2011, decine di migliaia di manifestanti si erano riuniti, al Boulevard Malcolm X di Harlem, su appello di Louis Farrakhan (6), leader della Nation of Islam, di Padre Miguel d’Escoto Brockman, un ex vice presidente delle Nazioni Unite, Cynthia McKinney, membro della Camera dei Rappresentanti (7), Sara Flounders (8), ONG e partiti di sinistra, “per condannare il razzismo del CNT, l’aggressione della NATO contro la Libia e l’embargo nei confronti dello Zimbabwe“.
Naturalmente, la stragrande maggioranza dei media francesi – come bravi soldatini dell’egemonia degli Stati Uniti – non hanno parlato della manifestazione o delle ragioni che la motivavano. E, peggio, come specificato ulteriormente da Gilles Munier: “In Francia, le organizzazioni antirazziste tacciono.”

D – E perché?
Jacques Borde – Oh! Le stesse ragioni dell’ufficialità della sinistra e dei media agli ordini. In Francia, sono di solito gli stessi gruppi che finanziano organizzazioni (apparentemente) anti-razziste. Cosa volete: non sputare nel piatto dove si mangia, naturalmente…

D – Un altro argomento, si ritiene che la guerra di Libia abbia rafforzato la posizione della Francia in seno all’Alleanza atlantica …
Jacques Borde – certo, in alcuni circoli esagonali, si finge di credere che l’avventura libica abbia fatto di Parigi uno dei membri del “ascoltati” dell’Alleanza Atlantica. In realtà, non proprio. Legga ciò che scrive Nicolas Gros-Verheyde sul suo sito, quando si evoca il fallimento francese nel glissare al vertice del Comitato militare della NATO. Per questo osservatore informato degli arcani di Bruxelles e della NATO, “Questa è la fine delle speranze francesi. Per sostituire l’ammiraglio italiano Giampaolo Di Paola, che presiede ai destini del comitato militare della NATO – il massimo organo consultivo dell’Alliance – i capi di stato maggiore (CHOD) dell’Alleanza hanno scelto … un danese” (9). E’ interessante notare che “Il mandato di Di Paola” finisce “nel giugno 2012“. (10) Quindi non c’era alcuna urgenza reale per formalizzare, così presto, la scelta del CHOD, anche se “i membri del comitato militare, riunitisi il 17 settembre a Siviglia (Spagna)” aveva “già scelto il suo successore (…) il generale Bartels Knut, l’attuale capo di Stato Maggiore della Danimarca.” (11)

D – Perché è una “speranza francese delusa“?
Jacques Borde – Perché, come chiaramente indicato da Nicolas Gros-Verheyde, Parigi “sperava che a questa posizione potesse tornare un ufficiale tricolore. Un’ipotesi che aveva il vento in poppa a Parigi, in primavera (…). Mentre sul versante francese, si sostiene che non vi era nessun candidato nazionale, questi (l’Ammiraglio Guillaud) era stato confermato alla sua carica di capo di stato maggiore da Nicolas Sarkozy, possiamo vedervi se non un battuta d’arresto, almeno una occasione perduta, la prova che la reintegrazione della Francia nella NATO, il suo impegno decisivo in Libia e la sua pretesa di avere più posizioni, non sono sufficienti a convincere automaticamente tutti i suoi membri” (12).

D – Ed è davvero importante?
Jacques Borde – Nicolas Gros-Verheyde sembra crederlo, dal momento che scrive che “la Francia ha oramai un handicap significativo nelle posizioni importanti, che deve essere colmato nella successiva ridistribuzione degli incarichi, pena il doversi porre la domanda: dove è l’influenza aggiuntiva acquistata dalla reintegrazione?” (13) Direi di più. Credo sinceramente che la NATO abbia apprezzato assai poco il gioco “personale” di Sarkozy sul caso libico. Mentre la NATO è una macchina interamente dedicata all’egemonia degli Stati Uniti, si suppone fornire agli Stati che la compongono (o il pubblico in generale) l’immagine di uno strumento collettivo ben consolidato ed efficace. Ora, il minimo che possiamo dire è che il presidente francese, nella fretta di saltare alla gola di Gheddafi e di imporre alla NATO il SUO calendario militare – basato, ricordiamolo, sulle manovre estive franco-inglesi di Southern Mistral 2011 – ha costretto la NATO a modellare il proprio lavoro sull’agenda franco-britannica! Naturalmente, tutto questo sarebbe passato come una lettera alla posta, se il frutto libico fosse caduto nel paniere della NATO, più o meno, alla fine delle cosiddetta manovre. Ma all’inizio dell’estate, nessuno degli obiettivi fissati dal puffi-guerrieri dell’Eliseo è stato raggiunto. Fino al punto che fu il comando della NATO che ha ereditato la patata bollente libica. Una NATO che ancora fornisce la copertura in Libia. Infatti, riunitosi il 22 Settembre 2011 a Bruxelles, il Consiglio del Nord Atlantico ha prorogato di tre mesi l’operazione Protector Unified che doveva terminare il 27 settembre 2011. Poco da scegliere, infatti, i combattimenti continuano contro le forze fedeli al colonnello Gheddafi, che costringe il dispositivo dell’Alleanza a rimanere mobilitato in aria e al largo delle coste libiche.

D – E’ per questo che alcune fonti parlano della rivalità tra gli (ex) alleati, soprattutto europei?
Jacques Borde – Sì e no. Ovviamente il gioco di Sarkò è stato poco apprezzato in diverse capitali europee. Ma questo, gli europei e la NATO dovranno sistemarlo col tempo. A meno che, naturalmente, la stabilizzazione della Libia come nuovo Eldorado energetico, si trasformi rapidamente in un incubo. Ma la realtà dei combattimenti – la persistenza o l’espansione della Resistenza anti-occidentale, in poche parole – potrà ostacolare le rivalità coloniali attorno alle ricchezza libiche. E, lì, inizia ad essere piuttosto forte. Appena Tripoli è passata sotto il controllo dei jihadisti del mercato, una delegazione guidata da Paolo Scaroni dell’ENI italiana si è precipita dal CNT, seguita 24 ore dopo da una delegazione della francese Total. Nel frattempo, emissari di BP e Shell hanno preso anche loro contatto con il CNT. Anche se non lo dimostrano, l’obiettivo inconfessato dai petrolieri franco-britannica, è “cacciare l’ENI dalla Libia”. O, almeno, minare in modo durevole e conseguente la posizione dell’Italia. Ma, se volete, svilupperemo ulteriormente questo aspetto della questione in una successiva intervista.

Note
[1] Codice IATA: 8U; codice ICAO: AAW.
[2] al-Khutut al-Jawiyah al-Libiyah, precedentemente nota come Libyan Arab Airlines. Codice codice IATA: LN, codice ICAO: LAA.
[3] France Irak Actualite
[4] Ethnic Hatred Rooted in Battle for Misrata Underlines Challenges the Nation Faces After Gadhafi
[5] Ethnic cleansing of Black Libyans (25/7/11)
[6] Discorso di Louis Farrakhan
[7] 1993-2003 e 2005-2007.
[8] Co-fondatrice dell’International Action Center (IAC), un’organizzazione guidata da Ramsey Clark, ex Segretario alla Giustizia USA.
[9] Bruxelles2.eu.
[10] Bruxelles2.eu.
[11] Bruxelles2.eu.
[12] Bruxelles2.eu.
[13] Bruxelles2.eu.

Fonte originale: Geostrategie
Traduzione: di Alessandro Lattanzio, Sitoaurora

Comments are closed.