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Libia: Vittoria di Pirro per l’Occidente ed i suoi clienti?

Libye: Épirotes victoires pour l’Occident et ses clients ?

INTERVISTA A Jacques Borde

Geostrategie interviste

D – Quali insegnamenti trarre dalla partenza di Gheddafi della sua storica capitale?
Jacques Borde – Da Tripoli, volete dire? Un certo numero di cose, certo. Una volta, anticamente, Pirro, re dell’Epiro, riportò delle vittorie tanto magistrali quanto “effimere” sul suo avversario del momento, gli antichi romani. In qualche modo, l’arrivo con fanfara – o meglio, con canti guerrieri e islamisti, tra cui del rap islamico, per essere completi e precisi – i ribelli filo-occidentali a Tripoli non avranno cambiato granché della mossa lanciata dalle amministrazioni Obama, Cameron e Sarkozy verso Muammar Gheddafi, sei mesi fa: come sbarazzarsene? In modo definitivo, voglio dire …

D. – Propriamente: Cosa volete dire?
Jacques Borde – Oh! Semplicemente questo: la NATO, compresi i nostri tre asini dell’Apocalisse, hanno deciso, ancora una volta, di andare oltre il loro mandato facendo i loro comodi. Chiaramente, eliminando, per quanto possibile, i Gheddafi fino all’ultimo. Con il chiaro sostegno dei jihadisti del mercato del CNT…

D – Ascoltando voi, non ci sarebbe una vera democrazia nel CNT …
Jacques Borde – Democratici molto strani, allora! Almeno a credere il responsabile degli interni nel sedicente governo degli insorti filo-occidentali, Ahmad Darrad. Anzi, a sentire questo umanista marca BHL, se Gheddafi è in Libia e “se non si arrende, è nostro diritto di ucciderlo.”
A quanto pare, il signor Darrad non sembra aver molto familiarità col jus bellum, col diritto delle genti, o anche col diritto in generale! …

D – Ma per quanto riguarda le attuali capacità dei lealisti di mantenere una forma di resistenza efficace e durevole?
Jacques Borde – a credere al portavoce delle operazioni NATO in Libia, il colonnello (canadese) Roland Lavoie, parlando al riguardo, ha detto che Gheddafi, benché in fuga, “mantiene una capacità di di comando e controllo delle truppe, dei loro movimenti, delle armi e della loro distribuzione, tra cui missili terra/terra”. Ma il controllo permanente delle città – in modo da prevenire qualsiasi azione di resistenza armata, ovviamente – dipende fortemente, se non completamente, dal supporto aereo e aeromobile della NATO. Ad oggi, i ribelli controllo “quasi” la città di Zliten. Lo stesso “quasi” che gli fa controllare Tripoli, dove non sono in grado di gestire un vero e proprio dopoguerra. La quiete totale regnava, tuttavia, sul fronte occidentale della Sirte, dove i ribelli filo-occidentali si raggruppano per un futuro attacco, alla scadenza dell’ultimatum per la resa della città. Far cadere le città, allora! Basterà? Si può legittimamente dubitare. In piena mobilitazione sul Darfur, vi ricordo che l’esercito francese ha “perso” ogni contatto con due colonne di ribelli ciadiani, che hanno potuto puntare su N’Djamena, dove sono state fermate dalle truppe del Presidente Déby. Per il resto, sembra che vedremo un bagno di sangue ad ogni solida avanzata dei ribelli…

D – si è a questo punto, allora?
Jacques Borde – A quanto pare, la Libia ha conosciuto, anche una vasta pulizia sanguinosa, come quella vissuta dalla Francia nel 1944. Ma con la differenza che non c’era occupante straniero da cacciare. Almeno fino ad oggi!

D – Chi commette queste azioni?
Jacques Borde – Gli insorti, naturalmente. E’ necessario che la gioventù passi! E poi – rileggete il mio ultimo colloquio – il lavoro serio di conquista e di progresso è compiuto dai contractor, dai mercenari e dalle forze speciali, di cui il sinistro BHL è l’unico che ancora ha il coraggio di negarne l’esistenza! Occupano il terreno, per affidarlo ai “combattenti” (sic) della ribellione. Sapete nelle retrovie è dove spesso si commettono la turpitudini più vili. Gli emarginati, gli sbandati si vendicano di anni di frustrazione uccidendo, saccheggiano e stuprando. Dal momento che è così anche per le grandi compagnie.

D – Ma la NATO non avrebbe dovuto agire?
Jacques Borde – Come? E a che titolo? Vedete, ufficialmente, non ha truppe a terra. Dico “ufficialmente” perché, durante la sua conferenza stampa a Bruxelles il 30 agosto 2011, il colonnello Roland Lavoie, portavoce dell’Operazione Unified Protector, se ha voluto smentire la presenza di truppe a terra sotto il comando NATO, tuttavia ha riconosciuto che le truppe di terra erano ben presenti nella zona. Al punto che gli alleati avevano “scambi” (sic) su questi temi.
È più semplice ancora citarvi il caro colonnello Lavoie: “La nostra missione non ha truppe della Nato sul terreno. E come portavoce della NATO è ciò di cui posso parlare. Quindi vi dico concretamente che non abbiamo truppe di terra sul terreno. Abbiamo scambi di informazioni con gli alleati, la presenza di nazioni alleate sul campo, come parte dell’Operazione Unified Protector, non abbiamo tale presenza“.
Niente truppe di terra, ci assicura Lavoie (perdendo così la carriera interessante di comico per le truppe), ma “la presenza di nazioni alleate sul campo“! Comprenda chi può! E a far cosa? La calza? Senza dubbio!
Inoltre, mi piacerebbe capire: ci sarebbero truppe “alleate a terra“? Ah! Lieti di saperlo, finalmente! Ma allora, in quale quadro giuridico, se non sono parte del dispositivo NATO per l’attuazione dell’ukase letale delle Nazioni Unite?
Come pure ha detto Nicolas Grosverheyde, sul sito Bruxelles2: “Questo è davvero un segreto di Pulcinella. Come in ogni operazione internazionale o multinazionale, alcuni dei paesi coinvolti stanno conducendo missioni speciali, a volte in stretta connessione con l’operazione effettuata nel contesto internazionale, ma non sotto il suo comando. Questo consente sia un’autonomia di comando, la rapidità d’azione e di non danneggiare l’azione internazionale. Essendo una tanto utile all’altra (e viceversa).”
In realtà, tutti vincono! I ribelli privi di qualsiasi organo di vigilanza, possono impunemente perseguitare la loro caccia agli africani e altri dividendi. Per quanto riguarda la NATO, gli basta voltare lo sguardo pudicamente! Visto che non ci sono!

D – Perché inviare le forze speciali?
Jacques Borde – Ma a causa della incapacità degli insorti filo-occidentali a condurre operazioni militari nel lungo periodo. E poi, in una situazione caotica, c’è sempre qualcosa da fare per i professionisti …

D – Cosa volete dire?
Jacques Borde – Semplicemente questo! Dopo aver armato, addestrato, consigliato e accompagnato i gruppi armati jihadisti che costituiscono il grosso delle forze della ribellione, dopo aver condotto i raid aerei al culmine della guerra, le forze speciali della NATO – di fatto, prevalentemente francesi e inglesi – sarebbero state lanciate alla ricerca del colonnello Gheddafi. Cosa che – vi ricordo – non figura affatto nella risoluzione 1973 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite…
Comunque, cosa su cui fa più che sottintendere il molto londinese Daily Telegraph, che ha scritto che i membri della Special Air Service (SAS), che hanno giocato “un ruolo chiave nel coordinare la battaglia di Tripoli” ora sono stati istruiti a concentrarsi a rintracciare la Guida libica e i suoi figli. Alla maniera di dei sayerot israeliani, che operano in abiti civili – capite, vestiti come gli insorti, in tenuta “locale” (sic) – le SAS non fanno mai quello che hanno fatto per decenni nell’Irlanda occupata: scovare ed eliminare i nemici designati dalla Corona! Inoltre, il ministro della difesa britannico, Liam Fox, non ha fatto grande mistero della missione di questi uomini. Diplomaticamente, ci dice che la NATO “contribuisce” alla caccia, fornendo “informazioni ed equipaggiamenti per la ricognizione“, soprattutto gli aeromobili.

D – Ma perché le SAS?
Jacques Borde – In primo luogo, perché sono degli eccellenti professionisti. In secondo luogo – pensate alla litania delle esecuzioni extralegali che gli hanno portato (dis)credito, nell’Irlanda occupata – perché non hanno esperienza reale in questo tipo di inseguimento ed omicidio. Che superano, anche, le competenze dei commando lambda! Solo gli israeliani (leggasi il mio libro sulle SR di Tel Aviv, che sarà pubblicato a breve) hanno una simile competenza: Sayeret Mat’kal, Ha Sayeret Druzim, ecc.! Ma questa volta, gli israeliani non sono della partita. Cosa che è un danno per l’Asse atlantico, tra l’altro …

D – Perché?
Jacques Borde – Poiché questo tipo di inseguimento, la velocità di esecuzione è importante quanto la competenza degli uomini sul terreno. i Gheddafi hanno, evidentemente, dimostrato una mobilità significativa e una sorprendente abilità nel sfuggire agli assassini della NATO.

D – E gli israeliani sono più veloci?
Jacques Borde – Assolutamente. Fu l’ex direttore della Sherut ha-Bitaron ha-Klali (Shin Bet, o Shabak, se usiamo l’acronimo), Yuval Diskin, ad essere stato determinante nel fare avanzare Israele in questo campo. Soprattutto  nella maggiore interoperabilità tra i servizi d’informazione e l’IDF. Accorciando il ciclo OODA. Rispetto alla IDF, la macchina della NATO, malgrado tutto, è una cucina a gas.

D – E i francesi?
Jacques Borde – hanno giocato un ruolo decisivo nel prendere le città di Tripoli e Misurata. Ve l’avevo detto, tuttavia, prima del Figaro: che  ufficiali francesi operavano dal Jebel Nefoussa – le montagne occidentali, abitate da berberi tradizionalmente riluttanti al potere centrale di Tripoli – per pianificare e poi lanciare l’offensiva, che si pretende definitiva, degli insorti filo-occidentali su Tripoli. Chi pensate gestisse i Milan gentilmente forniti ai ribelli? Inoltre, come riconosciuto da un generale francese: “Se Londra e Parigi non avessero inviato le loro forze speciali ad aiutare i ribelli e a insegnargli il mestiere, gli insorti non sarebbe oggi a Tripoli, la guerra sarebbe tutt’altro che finita.” Come nella maggior parte delle guerre – comprese quelle che sono ufficialmente limitate alla guerra aerea, care a Warden e ai suoi cinque cerchi – sono condotte con il supporto di forze speciali schierate sul terreno. Questo è stato il caso del Kosovo, dove sono molti elementi della Direzione generale per la sicurezza esterna (DGSE) e del Special Operations Command (SOC), che hanno guidato gli attacchi della NATO designando i loro obiettivi da colpire. In Libia, perché pensate che le cose siano andate in modo diverso? Perché i nostri oracoli salottieri dicono il contrario?

D – Si arriverà a una cessazione delle operazioni militari?
Jacques Borde – A quanto pare no! Come chiedersi perché tutto sarebbe stato fatto per sostituire il potere centrale di Tripoli! Noterete infatti che la rotazione delle forze navali francesi ha avuto luogo, come inizialmente previsto. A questo proposito, il sito molto serio meretmarine.com, ci ha confermato che “La nave di proiezione e comando Tonnerre è salpata da Tolone la scorsa settimana, per incontrare la sua nave gemella, la Mistral, al largo delle coste della Libia“. E, come previsto dallo stato maggiore, la BPC in questione “dispone di un gruppo aeromobile composto da elicotteri Gazelle, Tigre, Puma e Caracal.”

D. – E per quale ruolo?
Jacques Borde – esattamente lo stesso, nulla è cambiato. “Questi velivoli“, afferma meretmarine.com, “intervengono per complemento ai velivoli coinvolti contro le forze fedeli al colonnello Gheddafi. Mentre le truppe dell’opposizione sono arrivate ad agosto a Tripoli, i combattimenti ora si concentrano tra Sirte e Sabha, uno degli ultimi nuclei duri di Gheddafi. Mentre gli elicotteri del gruppo aeromobile hanno compiuto 17 sortite dall’1 all’8 settembre, la forza navale francese schierate al largo, mantiene la sua presenza e, regolarmente, le fregate sparano contro gli obiettivi a terra.

D – Ci sono altre navi associati alla Mistral?
Jacques Borde – Sì, come indicato da meretmarine.com: “Oltre la BPC, la TF 473 attualmente conta le fregate Cassard e Lafayette, la corvetta ‘Tenente di Vascello Lavallee’ e un sottomarino d’attacco nucleare. Inoltre, una nave rifornimento fornisce il supporto logistico alla forza. Si noti che la Tonnerre svolge la sua seconda rotazione in occasione dell’operazione Harmattan. La nave aveva originariamente lasciato Tolone il 17 maggio, i suoi elicotteri intervennero  dal 3 giugno, prima di essere rilevati a metà luglio dalla Mistral. Il nuovo cambiamento della BPC, permette di economizzare il potenziale umano e materiale.”

D – Cosa deducete da questo mantenimento del dispiegamento navale?
Jacques Borde – che le cose sono, purtroppo, fatte per restare. Anche se le guerre moderne siano, in questi giorni, soprattutto guerre urbane o in aree pre-urbane, rimangono guerre asimmetriche. Il fatto che non ci siano – certamente per il momento – alcun alleggerimento delle forze messe a disposizione della distruzione della Libia, tende a dimostrare in particolare che, per gli occidentali, questa fase della distruzione è ben lungi dall’essere è finita!Infatti, i francesi, come altri occidentali, sono ben lungi dal condurre una guerra umanitaria, come dicono. questa distruzione, infatti, non è altro che la dottrina Colpisci & Terrorizza (Shock and Awe), direttamente derivata dal National Defense University del 1996. Come venne redatta nel testo dei professori Harlan K. Ullman e James P. Wade,  Shock & Awe: Achieving Rapid Dominance.

D – Che cosa accadrà?
Jacques Borde – Il primo obiettivo dei nostri asini  dell’Apocalisse NATO, anche se lo negano, è cancellare ogni traccia di quello che hanno potuto costruire i Gheddafi. Il primo passo, ancora non raggiunto fino ad oggi, è  eliminare fisicamente i Gheddafi. Lì, per ora, il fallimento è evidente. Aisha Gheddafi è ora immune ai colpi degli assassini dell’ordine mondiale. Muammar Gheddafi e suo figlio Seif el-Islam, e alcuni altri, continuano a sfuggire alla caccia dei commando occidentali. Inoltre, non riuscendo a raggiungere questo primo obiettivo, la NATO si sforza a distruggere la Libia. Dopo lo spianamento della città della Tripolitania, hanno ci sono quasi più che infrastrutture da mettere sotto i denti. Neanche equipaggiamento militare. Rimangono i lealisti – sarebbe più corretto qualificarla, ora, resistenza – ma è anche difficile  individuarli e neutralizzarli in modo efficace.
Mentre continueranno gli attacchi – che sono diventati il principale, se non unico, marchio di fabbrica del nuovo potere, il CNT, sul terreno – le forze dell’Asse Atlantico aggrediranno ora il tessuto tribale, dal momento che molte di queste tribù sono, in generale, la VERA Libia? Purtroppo, c’è da temerlo.

D – Ciò risolverà i problemi?
Jacques Borde – Difficile da dire. Ma se non si attua una politica genocida, sarà praticamente impossibile cancellare l’impronta tribale che i Gheddafi hanno avuto l’intelligenza di mantenere e integrare nel loro progetto della Jamahiriya.

D – Una politica del genocidio! Non andate un po’ forte? L’ONU non potrà mai funzionare …
Jacques Borde – Notare queste due cose vi dico:
Primo, nella fase in cui siamo, la NATO può benissimo fare a meno dell’ectoplasma delle Nazioni Unite. Qui va les contraindre à quoi que ce soit ? Che li forza a qualcosa? Il destino della Libia è stata sancita dalla votazione della risoluzione 1973. Ciò è in gran parte dovuto alla mancanza di competenze  e d’esperienza geopolitiche dei cinesi e – soprattutto – dall’endemica codardia affaristica dei russi. Questa manica di post-comunisti di mercato …
Secondo, pensate che le Nazioni Unite – bollate a ragione del generale De Gaulle – siano radicate nel loro desiderio di prevenire i genocidi? Ricordatevi l’Iraq e i suoi 1,5 milioni di morti! Tra cui 500.000 bambini! Ricordatevi le parole dell’ex capo della diplomazia USA, Madeleine K. Albright, intervistata da Larry King?

D – Vale a dire?
Jacques Borde – Larry King aveva chiesto alla Albright: “Vale la pena uccidere i bambini iracheni?” … Al che lei rispose: “Sì, ne vale la pena!”. Ovviamente, per l’Occidente, con tutto il suo osceno onanismo memoriale settembrino, le cose non sono cambiate. E temo che, ancora una volta, soprattutto se la ricchezza libica valgono questo prezzo, varrà ancora la pena di uccidere bambini, libici, questa volta!…

Fonte (francese): Geostrategie

Traduzione: Alessandro Lattanzio, Aurorasito

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