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CNT, giornalisti, funzionari internazionali, nuovi contractor dello Zio Sam

CNT, journalistes, fonctionnaires internationaux, INTERVISTA A Jacques Bordeetc., les nouveaux contractors de l’Oncle Sam

INTERVISTA A Jacques Borde

Geostrategie interviste

D – Come si spiega il successo degli insorti?
Jacques Borde – Per prima, rendiamo a Cesare … o piuttosto alla NATO ciò che essi meritano. Sono loro che – attraverso le loro Guernica continue e la presenza, più che attiva, delle loro forze speciali sul campo – che hanno ottenuti i risultati militari che vediamo oggi. Per ora, in realtà, Audaces juvat fortuna (La fortuna aiuta gli impudenti). Gli insorti, voglio dire. Per il resto sono in attesa di vedere dove arriveranno gli insorti filo-occidentali nella stabilizzazione di queste conquiste in cui non hanno, infatti, nessuna parte reale. Non tutto è stato giocato. Lungi da ciò. Riconosciamo, tuttavia, che questa seconda parte della guerra di Libia, è ovviamente, la più critico per i lealisti, i quali già hanno dovuto abbandonare la capitale, Tripoli, agli ribelli…

D – Perché?
Jacques Borde – Perché anche, anche se non dovesse sfociare in mutamenti durevoli, l’offensiva sotto l’egida della NATO aveva già contribuito a tagliare il cordone ombelicale che collega Tripoli a Tunisia e Algeria. Tripoli ha soprattutto una popolazione enorme da alimentare, curare e sostenere quotidianamente. Probabilmente ciò, in parte, spiega come i lealisti abbiano scelto di non restare lì militarmente. Convenzionalmente, voglio dire. Va notato che vi persistono i combattimenti tra ribelli e lealisti. E possiamo vedere le difficoltà degli insorti pro-occidentali nell’impedire il movimento dei loro avversari e nel mettere le mani sugli elementi chiave della leadership di Gheddafi, a loro sempre sfuggente. Per non parlare della città che ancora non possono controllare.

D – Ed è importante per loro?
Jacques Borde – Fondamentale. Tanto che persisterà una forma di resistenza armata e che i Gheddafi non scompariranno in modo permanente dal panorama politico, la ribellione sarà nella stessa posizione dell’autorità centrale in Somalia degli anni ’90 anni: un potere limitato dalla realtà e che controlla le apparenze immediate dei suoi strumenti di potere (edifici governativi, aeroporti, moschee, ecc.), le più visibili. Un po’ come, in Afghanistan, il clan Karzai non controlla davvero che parte di Kabul. E ancora!

D – Ma questo è sufficiente per stabilire un’autorità centrale?
Jacques Borde – Una forma di centralità al massimo regale. Ma ingannatevi. Per quanto riguarda l’Iraq e l’Afghanistan, è tutto quello che esige l’occidente: una visibilità accettabile del potere sovrano: Accettabile per i media agli ordini. Che, naturalmente, passeranno questa visione delle cose al pubblico. Accettabile per gli iniziatori della offerta pubblica di acquisto armata lanciata contro la Libia. Come mostrato nel viaggio di Nicolas Sarkozy e David Cameron, ansiosi di assicurarsi le loro rispettive rendite promessegli dai ribelli filo-occidentali. Si noti che l’inquilino dell’Eliseo non si lancia in questo traversata senza biscottini, preferendo imbarcarsi con circa 160 agenti di polizia. La prudenza e la madre  della sicurezza valore, dice il proverbio … Accettabile per le cancellerie. Si noti, en passant, come russi e cinesi, entrambi al culmine della loro turpitudine diplomatica, hanno approvato la storia senza esitazioni; E, soprattutto, accettabile per multinazionali del petrolio, gas e acqua che, se non hanno necessità del ritorno dello stato sociale creato dai Gheddafi (che li ostacolava perfettamente, così come le condizioni vita per libici) richiedono forme minime di controllo sul campo …

D – Quali sono?
Jacques Borde – Monitoraggio delle autostrade e dagli oleo/gasdotti, in primo luogo. Quiandi, dei siti di produzione. Poi, per sempre, le città del paese, non dimentichiamo, saranno anch’esse loro clienti. La sfida è ancora più grande di quanto lo siano ora gli insorti filo-occidentali, che hanno il ruolo più difficile da giocare; quello del potere di fronte ad una resistenza.

D. – Credete davvero che la guerra libica non sia finita?
Jacques Borde – No. E non sono l’unico a dirlo. Ascoltate il colonnello Roland Lavoie (che, vi ricordo, p il portavoce dell’operazione Unified Protector), evita di dichiarare la vittoria troppo presto e rimane “vigile”. Perché, dice, l’”Operazione non è finita.” Sul terreno, la situazione resta “molto fluida”. Espressione che, per persone come il colonnello Lavoie, significa che siamo più vicini al caos che alla resa …

D – Quindi cosa farà la NATO?
Jacques Borde – La NATO ha assicurato la continuazione del suo impegno al di là della missione militare iniziale, “se richiesto e necessario” al fine di “stabilizzare il paese“. Un ruolo rivendicato anche dall’Unione europea.

D – Ma con quale mandato?
Jacques Borde – Cerchiamo di essere seri per un momento! Ma con lo stesso mandato, ovviamente, la risoluzione a geometria variabile della buona vecchia 1973. Oppure, ancora più semplice, l’assenza di un qualsiasi mandato! Perché complicare le cose?

D – E’ possibile?
Jacques Borde – Assolutamente. Notate le parole della portavoce dell’Alleanza, Oana Lungescu, la NATO si agirà oltre il suo mandato originario, “se richiesto e necessario.” Richiesto da chi, direte voi? Ma dal CNT, naturalmente. Ora che la finzione della legittimità riposa sulla base del controllo – che sia imperfetto e lacunoso, non cambia nulla – della capitale del paese, e nulla gli impedisce di chiedere aiuto. Che cosa fanno i Karzai a Kabul? Se non si tratta che di mantenere, in qualche modo, la finzione di un’autorità centrale in Afghanistan. Si noti, inoltre, che questa centralità regale, può andare perfettamente di pari passo con il caos, passati poche decine o centinaia di chilometri. Non penso che le famiglie dei nostri giovani soldati, che cadono per tutta la settimana lungo le strade dell’Afghanistan, mi contraddirebbero su ciò…

D – E perché la NATO?
Jacques Borde – Perché, semplicemente, è ciò che dice. Per dirla con Bismarck: la legge delle armi fa il diritto. Forse non a Berna e Ottawa. Ma a Tripoli, sì!
Tuttavia, secondo il portavoce della NATO, Oana Lungescu, la NATO ha una certa credibilità su questo tema. L’alleanza potrebbe portare, in particolare, “assistenza nella riforma del settore della sicurezza in Libia, una zona dove la NATO ha un’esperienza molto importante. Parecchi alleati – ex-paesi comunisti – hanno compiuto questa riforma con l’assistenza della NATO. Esperienza che si può mettere a disposizione della Libia o di altri paesi della regione“. Per quanto riguarda i contorni esatti di questa missione futura, Lungescu ha semplicemente affermato che “resta da decidere. Il nostro ruolo è un ruolo di supporto, non sarà un ruolo primario, e senza avere truppe NATO sul terreno”. Ma la privatizzazione della guerra lo richiede, e dobbiamo anche fare i conti con le compagnie private militari (PMC), i noti contractor. E lì, sarà presentata ai libici che il conto. Come nelle parole di Tito Livio: Bellum se ipsum Alet (la guerra nutre se stessa) (1).

D – Ma la Francia ha giocato un ruolo importante in questo sistema, nell’est del paese, che ruolo giocherà nel nuovo sistema?
Jacques Borde – le briciole che Parigi riuscirà a strappare dalle fauci del mastino statunitense, saranno la sua sorte. E niente di più! Certamente. Tutto è infatti partito dal Jebel Nefoussa, dove i francesi hanno stabilito una base arretrata da cui hanno lanciato le colonne sulle posizioni lealiste. Su tutto il resto è il potere del Consiglio di transizione, che deciderà. E, a prescindere dalla percentuale, verbalmente promessa alla Francia. I piazzamenti saranno costosi e pochi… Si teme che, in questo caso, la Francia tirerà le castagne dal fuoco per conto del vero responsabile di questa guerra: Washington. Infine, l’amministrazione Sarkozy ha agito come una sorta di contractor, ad maiorem Americani gloriam, tra l’altro …

D – Ma in cosa, infine, i giornalisti, sono anche loro dei contractor dell’America?
Jacques Borde – I contractors mediatici, per essere precisi. Ma perché contribuiscono alla propaganda di guerra di una parte del conflitto. Sempre la stessa, per di più, invece di informare in modo equo. Vi farò un esempio. Ha circolato – nei cosiddetti canali di informazione – una mini-storia con lo scopo di illustrare l’odiosa repressione del regime siriano. Si vede chiaramente un uomo in abiti civili circondato e colpito da altri civili, alcuni con kefiah e altre mascheramenti. Vi è infatti UN militare visibile a poche decine di metri, ma sembra piuttosto occupato a pensare, discutere o controllare le altre persone presenti; non lo so davvero. Il commento del giornalista occidentali: i militari, al soldo del dittatore della Siria, bastonano un avversario!
E’ una menzogna dei media pura e semplice:
1. Dov’è che I soldati bastonano chicchessia?
2. Chi sono questi uomini mascherati? Miliziani? Un gruppo di vigilantes locali?  Dei mazzieri, assassini, di un qualche cacicco del posto? Agenti di polizia in borghese? Allora perché nascondere i loro volti. Non essendo chiaramente identificati e identificabili, possono rischiare di essere colpiti da altri membri delle forze di sicurezza. Le regole d’ingaggio delle forze di sicurezza siriane permettono l’uso di tiri letali. Come le truppe britanniche e statunitensi, in casi simili. Vedasi l’Irlanda del Nord occupata e New Orleans dopo Katrina. Per non parlare di tutte le forze di occupazione in Afghanistan e in Iraq!
3. Chi è l’uomo che viene attaccato? Un civile? Un passante? Un ladro? Nessuno lo sa. Anche lì – se non per la fantasia di parte del nostro commentatore – niente indica la sua appartenenza all’opposizione. Né qualsiasi altra cosa, d’altronde.
4. La scena mostra un ambiente molto confuso con, di fatto, DEI soldati e DEI civili. I primi non partecipano direttamente all’incidente. Gli altri, che nulla identifica come miliziani o mazzieri asserviti a qualcuno. In pratica, se facessimo un parallelo con i disordini di Londra, questo sarebbe descritta come la scena di una persona attaccata dal gruppo di vigilantes di un sobborgo di Londra, come il pestaggio di questo medesimo individuo da parte dei bobbies in uniforme! E se la scena porta a qualcosa di più di semplice e di troppo umano? I residenti di un quartiere attraversato da jihadisti oscurantisti, sfogano le loro frustrazioni sul primo arrivato? È anche per questo che le forze di sicurezza siriane dicono che faranno di tutto per ristabilire la legge e l’ordine repubblicano – la Siria è una repubblica araba, il suo nome ufficiale è lo stesso – e per evitare che il caos, i saccheggi e le violenze perdurino. E, sissignori kollabos del Je Suis Partout (2) occidentale: se Damasco avesse ragione?

D – Ma le forze di sicurezza siriane hanno la mano piuttosto pesante?
Jacques Borde – Più dei paracadutisti inglesi nel Bloody Sunday e nei moti di Bogside (3)? Più delle forze di occupazione statunitensi a Falluja? Ne siete sicuro! Ricordiamo che, dal quando i torbidi sono iniziati in Siria, più di CINQUECENTO agenti di polizia sono caduti sotto il fuoco nemico. Ossia, in poche settimane, le perdite di quasi SETTE volte quelle dell’esercito francese in DIECI anni di presenza in Afghanistan! In realtà, questione secondaria, quanti soldati francesi hanno ucciso in Afghanistan? Cerchiamo di non ingoiare la Propagandastaffel degli Stati Uniti. Coloro che attaccano le forze di sicurezza siriane non sono degli sbandati, ma i jihadisti di mercato (spesso dall’estero) pronti a tutto per trasformare questa piccola repubblica laica in un emirato islamico nel Levante rivolto verso Washington …

D – Il suo discorso non flirta con certa islamofobia?
Jacques Borde – Niente affatto. Si noti che ritengo – al contrario di ciò che sta accadendo in altri paesi arabi del Levante e in linea con quello che ha detto il Patriarca della Chiesa maronita, Sua Beatitudine Bechara Rai – l’esperimento condotto da musulmani e cristiani in Libano e nel sud del Libano, esemplare. Vede gli sciiti vivono in perfetta armonia con i sunniti, maroniti, greco-cattolici e, perfino, cii laici del PCL (4) o della OACL (5). Per evocare la lotta contro l’occupazione israeliana, il vicesegretario generale di Hezbollah, lo sceicco Na’im Qassem, ha anche fatta propria (non so chi ne sia l’inventore), l’espressione di Resistenza Credente, per parlare di tutti quelli che – Hezbollah, FPLP, CPL (6), PCL, il PSNS (7) e altri – furono martirizzati per la liberazione della loro patria. Spiace dirlo, ma i gollisti reali non sono più i figli dell’occidente oggi, ma del Levante! Non abbiamo visto – come ieri, il generale de Gaulle e il cancelliere Adenauer – il generale Aoun sedersi al tavolo con il presidente siriano Dr. Bashar al-Assad (8)?

D – Ma davvero, non è loro diritto, vedere il personale dei media impegnarsi su un campo o un altro?
Jacques Borde – Sì. Ma in questo caso, lo facciano al di fuori del loro lavoro. Perché, come è stato ben detto da Thierry Meyssan – con la quale voglio essere chiaro, io non sono sempre d’accordo, cosa che non pregiudica la qualità del suo lavoro – “La propaganda di guerra è entrata in una nuova fase con l’azione coordinata delle stazioni TV satellitari. CNN, France24, BBC e al-Jazeera sono diventati strumenti di intossicazione per giustificare la demonizzazione dei governi e attacchi armati. Queste pratiche sono illegali secondo il diritto internazionale e l’impunità dei loro perpetratori deve essere fermata“. Tuttavia, questi media sono utilizzati per assegnare “ai governi libico e siriano crimini che non hanno commesso e per coprire i crimini commessi dai servizi segreti delle potenze di cui sopra e della NATO“, uscendo chiaramente dalla loro missione di informare il pubblico.

D – E in cosa questo comportamento è da condannare?
Jacques Borde – In questo senso, e è Meyssan che riprendi, dopo la seconda guerra mondiale, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una legge per vietare e punire tali pratiche. La Risoluzione 110 del 3 novembre 1947 relativa a “misure contro la propaganda per provocare una nuova guerra e contro coloro che la incitano“, punisce “la propaganda volta a provocare o incoraggiare qualsiasi minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione”. La Risoluzione 381 del 17 novembre 1950, consolida la condanna contro la censura delle informazioni contrarie, come parte della propaganda contro la pace. Infine, la risoluzione 819 dell’11 dicembre 1954 su “l’eliminazione degli ostacoli al libero scambio delle informazioni e delle idee”, aumenta la responsabilità dei governi nel rimuovere gli ostacoli che impediscono il libero scambio delle informazioni e delle idee. Sia chiaro, la parola, e più ancora l’immagine può essere utilizzata per prepararsi ai peggiori crimini. In questo caso, l’avvelenamento di CNN, France24, BBC e al-Jazeera costituiscono dei “crimini contro la pace“. L’estensione logica di ciò che ho appena letto è che, ovviamente, che quei nostri colleghi che praticano tale propaganda di guerra devono essere giudicati dalla giustizia internazionale. Quindi siate pazienti. Un giorno, forse? …

Note
[1] Storia romana, 34, 9, 12, Tito Livio. Che significa, in modo più chiaro, l’esercito si nutre a spese del paese.
[2] Giornale dei collaborazionisti hitleriani della Francia occupata.
[3] Il Bogside (Taobh an bhogaigh, in irlandese) è un sobborgo di Derry nell’Irlanda occupata. Importante sito del conflitto in Irlanda del Nord, è stato il teatro della battaglia del Bogside nel 1969, la resistenza irlandese, sostenuta dalla popolazione, organizzò l’enclave autonoma conosciuto come Free Derry.
[4] Partito Comunista Libanese.
[5] L’Organizzazione per l’Azione Comunista in Libano, fondata nel 1969.
[6] Movimento Patriottico Libero, il movimento del generale Michel Aoun.
[7] PSNS (Partito social-nazionalista siriano, Hizb as-Suri al-Qawmi al-Ijtima’i), noto anche come Partito Popolare Siriano (PPS) o partito saadista (fu fondata da Antoun Saade nel 1932).
[8] Incontro tanto più normale che non i disaccordi tra Siria e Libano (tranne quelli manipolati dall’estero), che non hanno mai avuto l’intensità del confronto tra Berlino e Parigi.

Fonte: Geostrategie interviste

Traduzione: Alessandro Lattanzio, Aurorasito

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